Milano. Primarie, si candida Lorenzo Pacini: “Una città attrattiva per lavoratori e famiglie, non per i fondi di investimento”

Trent’anni, assessore ai lavori pubblici del Municipio 1, da mesi gira la città per incontrare la cittadinanza, capirne bisogni e priorità, con uno slogan che è già un programma: “Primarie o barbarie”. E allora, anche se le primarie del centrosinistra non sono ancora formalmente state convocate, si candida a parteciparvi, aggiungendosi ai nomi di chi, ufficialmente o ufficiosamente, è già in corsa per la successione di Giuseppe Sala. Tra le sue scelte, quelle di provare a ridurre le disparità che ci sono in città: tra poveri e ricchi, tra vecchi e giovani, tra centro e periferie. Serva una “rivoluzione”, dice, e per farla serve un “socialismo municipale”. L’intervista di Luigi Ambrosio per la trasmissione L’orizzonte.
“Abbiamo deciso di candidarci perché pensiamo che sia il momento per una rivoluzione a Milano – spiega ai microfoni di Radio Popolare – da tutti i punti di vista, del metodo e del merito politico per il governo di questa città e dato che, giustamente, si apriva un po’ il dibattito rispetto al fatto che ci sono troppi candidati, però ci sono poche idee e quant’altro, noi da diversi mesi abbiamo lanciato una piattaforma prima con “Primarie o Barbarie” e poi con “la Rivoluzione di Milano” raccogliendo idee e proposte: ora abbiamo idee e proposte, la rete per portarla avanti e, quindi, è il momento giusto per candidarsi”.
Lei diceva ci sono più candidati che programmi, in effetti, i candidati cominciano a essere tanti, ma non è un problema tutto questo affollamento? Anche perché, insomma, i tempi eroici delle primarie, pensiamo a Milano alle famose primarie del 2011, quelle che Pisapia vinse contro Boeri, sembrano un po’ lontani, in generale, indipendentemente dal caso Milano.
“I tempi sono lontani perché ormai sono passati 15 anni, ma noi non dobbiamo essere nostalgici e riferirci per forza a modelli del passato. Noi dobbiamo costruire anche nuovi modelli di partecipazione democratica, perché i tempi sono cambiati, i milanesi sono cambiati, anche i problemi da risolvere sono cambiati, paradossalmente, forse, sono anche più gravi. Quindi, se ci sono tanti candidati questo è perché c’è tanto dibattito, perché ci sono tanti programmi, tante idee. Io non penso che sia per forza negativo. Certo che, poi, bisogna fare le regole affinché chi vince le primarie abbia un sostegno sufficiente per mettere insieme la coalizione e presentarsi sindaco. Ma non non dobbiamo avere paura di tanti candidati alle primarie. La democrazia partecipativa è questa cosa qui. Le persone si candidano portano delle proposte e il migliore vince”.
Lei fa l’assessore al Municipio 1 di Milano, quindi il centro della città, la zona sicuramente più privilegiata della città, abbiamo visto in queste giornate di crisi climatica come il caldo estremo sia un altro di quei fattori che divide la la società in due. È un fatto che penalizza di nuovo i poveri. Che cosa si deve fare per affrontare questo tema a Milano?
“Il caldo estremo di queste temperature penalizza i poveri, ma penalizza anche la classe media, penalizza il 90% degli abitanti di questa città e le maestre, gli educatori e le educatrici degli asili che lavorano a 37 gradi, sia negli asili del centro che della periferia e i bambini che sono in quegli asili sono quelli del centro e quelli della periferia. Poi ci sono i figli di quelli che possono andare al mare tutti il weekend e quelli che, invece, rimangono tutta l’estate in città e lì, certo, sta la differenza. Io penso che le disuguaglianze in questa città siano aumentate perché stanno aumentando in tutta Italia, stanno aumentando in tutto il mondo europeo, dobbiamo trovare delle nuove risposte molto più nette, molto più coraggiose, per quanto mi riguarda, molto più di sinistra, per abbattere queste disuguaglianze, a partire anche dalla questione climatica, perché appunto è una questione di classe anche il clima di questa città”.
Ma concretamente cosa si può fare nei quartieri di Milano?
Una delle proposte che ho lanciato oggi tra le altre, a proposito di programmi, è quella delle tasse di scopo, quindi, progetti concreti, per i quali reperire le risorse dove ci sono, quindi tra quel 1% più ricco della città, per esempio, per innestare gli alberi nelle strade della nostra città. Mi viene in mente, non so, Melchiorre Gioia: un vialone senza un albero dove si muore di caldo, ci sono 50 gradi. Quello che dobbiamo fare è alberare le nostre strade. Servono risorse pubbliche, servono interventi strutturali: l’albero che piantiamo oggi farà ombra tra cinque anni, se va bene, perché è così che funziona per gli alberi e le risorse si individuano da chi ne ha di più. È molto semplice.
L’altro grande problema della città di Milano, naturalmente, è quello del costo della vita, in particolare il costo dell’abitare che è un tema che sembra sia un tabù da affrontare. Noi assistiamo all’espulsione progressiva dalla città di chi non ce la fa e, come diceva lei, non si tratta soltanto dei più poveri, ma anche sempre più della classe media. Allora, c’è chi dice: “Ragioniamo in termini di città metropolitana”, cioè, c’è anche la provincia dove andare a vivere. Secondo lei come si affronta un problema del genere?
“Io sono d’accordo quando si dice che la città metropolitana deve essere più collegata, per esempio, con il trasporto pubblico al centro, ma rendiamoci conto di una cosa, se aumenta il prezzo di una casa in piazza Duomo, di conseguenza aumenta il prezzo della casa anche a Cernusco sul Naviglio, cioè il mercato immobiliare non conosce i confini amministrativi, è tutto collegato.
Non dobbiamo ragionare in termini di attrattività se vuol dire investimenti speculativi, miliardari con la Flat Tax, e nove milioni di turisti l’anno, senza chiederci, poi, quali sono le conseguenze di tutto questo. Se, invece, attrattività vuol dire che troviamo il modo con le risorse e gli strumenti comunali, regionali e nazionali, per abbattere il costo della vita e, quindi, far rimanere i lavoratori, le lavoratrici e le famiglie in città. allora, questa è l’attrattività che voglio io e su cui vogliamo lavorare. E ci tengo a precisare che il Comune non ha tutti gli strumenti per realizzare questa cosa, però ha il compito di farne una battaglia politica anche a livello regionale, anche a livello nazionale e, se serve, anche a livello europeo per ottenere questi strumenti perché altrimenti facciamo solo gli amministratori del condominio e non è il compito, per esempio, di un sindaco o di un governo cittadino.
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