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Strage di donne nel Mediterraneo

Potrebbe essere stato un miscuglio di acqua e benzina a uccidere le 22 persone trovate morte su un gommone nell’ennesimo naufragio. Possibile che siano rimaste soffocate, ustionate, forse anche schiacciate dalla calca. Insieme a loro c’erano centinaia di sopravvissuti, recuperati nel canale di Sicilia dalla nave Aquarius, gestita da Medici senza frontiere e da Sos Méditerranée.

Jens Pagotto è capomissione della prima organizzazione e responsabile operazioni della nave, che ha preso a bordo anche i corpi delle vittime. “Ventuno di loro erano donne – racconta –. Non è ancora chiaro cosa sia successo esattamente, ma l’impressione è che fossero ammassate al centro della barca, forse nella convinzione che lì sarebbero state più al sicuro. Poi però sul fondo si sono accumulate molta acqua e molto carburante. Sembra che alcune persone abbiano iniziato a sentirsi male e che a bordo ci sia stato un po’ di panico. La maggioranza dei superstiti era coperta di benzina, molti erano in pessime condizioni”. Una parte è svenuta e si è ripresa dopo i soccorsi.

Quando abbiamo sentito Pagotto, Aquarius era diretta verso nord, per portare i migranti a Trapani. “Molti arrivano dalla Nigeria, dalla Guinea o da altri stati dell’Africa occidentale. Ora servirà tempo per identificare i morti. Con loro c’erano 104 sopravvissuti, che abbiamo caricato sulla nave insieme a 105 superstiti di un’altra traversata. Il primo gruppo è molto traumatizzato. Alcuni hanno perso le loro mogli, o le loro madri”.

Ascolta l’intervista a Jens Pagotto

Jens Pagotto

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    Andrea Monti
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