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Spese militari, dilemma Meloni: rinunciare e far arrabbiare la Nato o andare avanti a costo di sacrifici

24 aprile 2026|Massimo Alberti
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Giorgetti e Crosetto

Mentre la commissione europea continua a respingere l’ipotesi di allentare i vincoli di bilancio, l’italia si trova davanti al nodo della spesa militare: confermare a costo di pesanti sacrifici, o rinunciare e venir meno agli impegni internazionali.
Il tempo non è molto: il 6 luglio si tiene il vertice Nato dove l’Italia, eventualmente dovrà spiegare a Rutte, e Trump, che non intende aumentare la spesa militare. Come previsto da impegni e tabelle. La questione dunque è tutta politica, non contabile. E lo sarebbe stata anche sotto il 3%, visto che il debito comune per il riarmo, per quanto più conveniente, sempre indebitarsi per le armi è. Fin qui l’Italia se l’è cavata con un po’ di
spesa in più e spostando di capitolo alcune voci. Ma da tabelle del ministero i 12-15 miliardi nei prossimi tre anni, sono soldi veri. La questione è anche oggetto di scontro nel governo. Giorgetti e Meloni dicono che ci sono altre priorità, ma per ora sembra più un posizionamento politico. Crosetto, che è bene ricordarlo, prima di ministro era porta voce delle industrie militari, quei soldi li vorrebbe. E così, nell’anno pre elettorale, il governo si trova a scegliere se sfidare gli alleati o mettere soldi su una spesa alquanto impopolare e per altro improduttiva, visto che ha un moltiplicatore di crescita quasi nullo. Se da un lato ci sono i grandi player industriali partecipati anche dallo Stato, da Leonardo a Finmeccanica, dall’altro,quello sociale e popolare, nessuno si straccerebbe le vesti. Ma serve appunto il coraggio politico di rompere impegni folli. Il governo si muove in un contesto complicato: tra le chiusure europee, almeno per ora, ad allentare i vincoli di bilancio, a un documento di finanza pubblica già da buttare dopo 2 giorni e in peggio, da lunedì le audizioni in parlamento, e un inedito fronte Landini-Orsini, che pur con idee diverse su molti temi, spinge per mettere nella crisi economica che si sta per abbattere, risorse che non ci sono, a meno di ribaltare completamente la politica economica di questi 4 anni, o perlomeno di iniziare a farne una.
Intanto la Commissione europea sbatte la porta a qualsiasi richiesta di sospensione del patto di stabilità e maggiore flessibilità, continuando a minimizzare la gravità della crisi. “Non siamo in una severa congiuntura economica ma monitoriamo la situazione” ha detto la presidente Von Der Leyen nella conferenza stampa di chiusura del vertice informale di Cipro, invitando i Paesi ad usare i fondi dei programmi europei destinati all’energia già a disposizione. Un portavoce della commissione, all’Ansa ha rincarato la dose: i Paesi sotto procedura devono attenersi alle raccomandazioni, l’Italia non ci ha notificato nulla su possibili misure fiscali. Stamattina Meloni aveva provato a convincere il cancelliere tedesco Merz, che ha risposto picche.

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