Il decreto sicurezza è legge, corretto come chiedeva Mattarella. Ma l’impronta repressiva rimane

Nel primo pomeriggio il Capo dello Stato ha firmato. Contestualmente — come aveva chiesto — ha promulgato la legge ed emanato il decreto correttivo, in modo che quella parte ritenuta incostituzionale non avesse vita più di pochi minuti. Questo è ciò che ha potuto ottenere, visto che la soluzione più lineare, probabilmente suggerita ma non raccolta, sarebbe stata quella di cancellare quella norma, senza costringere il Quirinale a un atto che comunque resterà nella storia dei rapporti tra il Capo dello Stato e il governo di Giorgia Meloni.
Tutto questo, compreso il decreto che corregge, lascia l’amaro in bocca a molti: dai partiti di opposizione a chi si occupa di migranti. L’Arci, ad esempio, dice di unirsi a tutti coloro che chiedono che Sergio Mattarella rinvii la legge alle Camere, intendendo l’intero decreto sicurezza. Altri ancora si interrogavano oggi se fino all’ultimo Mattarella avrebbe firmato oppure no, motivando nel caso la sua decisione.
Non tutto è ancora chiuso naturalmente. Del resto ieri il Presidente della Consulta ha evitato di commentare la legge appena approvata perché ritiene che ci sia la possibilità che possa arrivare per un esame alla Corte Costituzionale. Il decreto che oggi diventa legge è stato limato nel tempo sempre per intervento del Colle, ma lascia integra quella parte che limita fortemente, con il fermo preventivo, la libertà di manifestare e l’espressione del dissenso.
Si è arrivati a poche ore dalla scadenza del decreto, correndo e forzando i tempi in Parlamento. Il governo è stato costretto a risolvere l’ennesimo sfregio (i rimborsi agli avvocati se fossero riusciti a far rimpatriare i migranti). In sostanza una sorta di patrocinio infedele: invece di fare l’interesse del cliente, l’avvocato del migrante avrebbe fatto quello dello Stato. Una norma correttiva cancella questa parte, ma lascia il resto nel vago. Chi saranno gli altri soggetti che potranno avere rimborsi? Dovrà stabilirlo il Ministero dell’Interno con decreti attuativi. Quel ministro Piantedosi che oggi assicurava che questa legge non è uno spot, svelando inconsapevolmente che di questo si tratta: propaganda, ma sulla pelle dei migranti e della Costituzione.
Continua la lettura


