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L’irritazione di Mattarella per l’arroganza del governo sul decreto sicurezza

24 aprile 2026|Luigi Ambrosio
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Mattarella ANSA 2026

Dal Quirinale è filtrata irritazione dopo che ieri il sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Mantovano, aveva detto “il caso è chiuso” per quanto riguarda le correzioni al decreto sicurezza chieste da Mattarella.

Una forzatura, quando ancora le correzioni non si sono viste dato che le deve varare oggi il consiglio dei ministri con un ulteriore decreto per mettere la pezza chiesta dal capo dello Stato alla norma, palesemente incostituzionale, che avrebbe dato soldi agli avvocati dei migranti che avessero accettato il rimpatrio volontario ma solo nel caso che la pratica fosse andata a buon fine. Per Mattarella il via libera alla legge accompagnata dal nuovo decreto correttivo è un compromesso che potrebbe essere sottolineato con un atto non usuale: nel momento in cui firmerà la legge, che il Parlamento voterà oggi, il presidente della Repubblica potrebbe far seguire una nota per spiegare come si sia arrivati a una mediazione.

Le parole di Mantovano, quel “il caso è chiuso” di ieri mattina, non sono piaciute al Colle perché sono state interpretate come un modo per diminuire il ruolo avuto dal Quirinale nella vicenda. Mattarella sa che firmerà una legge che in più di un punto potrebbe essere bocciata dalla Corte Costituzionale. Un esempio è il fermo preventivo di polizia. E anche la correzione chiesta col decreto di oggi sui rimpatri potrebbe non mettere al sicuro dal vaglio della Consulta le pratiche di espulsione, in particolare in relazione all’abrogazione del gratuito patrocinio per i migranti.

Sa, Mattarella, che difficilmente avrebbe potuto non firmare la legge senza aprire una crisi di difficilissima gestione in questo momento. E sa che allo stesso tempo la firma lo espone alle critiche politiche. Un po’ di contegno, da parte del governo, sarebbe il minimo sindacale.

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