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Siria, gli USA ipotizzano un intervento ridotto

Dopo due o tre giorni di dichiarazioni di guerra da parte di Trump i generali sono riusciti a bloccare, almeno per ora, l’istinto del loro presidente.
Nella riunione del Consiglio per la Sicurezza Nazionale, la notte scorsa, alla Casa Bianca, ha prevalso la linea del capo del Pentagono, Mattis, che ha fatto notare i rischi, i grossi rischi, di un’operazione su larga scala: soprattutto la possibilità di una risposta russa.

L’amministrazione americana è bloccata su un punto: sa che per dare un messaggio chiaro e forte a tutta la comunità internazionale sull’uso delle armi chimiche ci vorrebbe un’operazione non solo simbolica contro Assad, ma sa bene – quello che ha spiegato Mattis – che questo potrebbe portare a una dura risposta da parte di Mosca, che porterebbe la crisi di questi giorni in un territorio assolutamente sconosciuto.

Dal Medio Oriente, questa mattina, arrivano altri segnali di un possibile ridimensionamento della possibile azione americana. I canali di comunicazione con i russi sono sempre aperti e uno dei principali alleati di Assad, il gruppo libanese Hezbollah, ha detto all’agenzia Reuters che salvo colpi di scena e colpi di testa di Trump e Netanyahu, l’attacco, se ci sarà, sarà ridotto.

Ieri parlavamo di tre opzioni per la Casa Bianca.
Sanzioni, attacco simbolico, operazioni militare su larga scala.
Sembra sempre più possibile la seconda opzione. Come e quando ancora impossibile saperlo.

pentagono usa

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    Emanuele Valenti
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    Sabato 17 gennaio, al Circolo Magnolia di Segrate, andrà in scena la notte dei Cbcr, evento organizzato dal magazine musicale online rockit. Giunto alla sua quarta edizione, l'evento “è al contempo una previsione e un auspicio per i dodici mesi successivi della musica italiana”, racconta l’organizzatore Dario Falcini ai microfoni di Volume, “punta a portare sul palco gli artisti sul punto di esplodere perchè secondo noi hanno le carte in regola, perchè se lo meritano e farebbero un gran bene al sistema. Negli anni sono stati individuati in tempi non sospetti Calcutta, Olly, Tananai, ThaSup, Blanco e altri artisti poi diventati mainstream.”Dal pop allo shoegaze, dall’hip hop all’elettronica, il programma si preannuncia ricco e variegato, mettendo insieme anche progetti completamente diversi tra loro. Ben diciotto i live che si susseguiranno su due palchi: una vera maratona musicale dal vivo, dalle 17.30 alle 3 di notte. “Inizialmente questo era un format scritto”, continua Falcini, “negli ultimi anni però gli spazi della musica live in Italia si sono contratti moltissimo, e volevamo dare a questi giovani artisti una possibilità e un palco per farsi conoscere”. L'intervista di Elisa Graci e Dario Grande a Dario Falcini. (in foto: Tresca Y Tigre)

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    Il pubblico ministero alle dipendenze della politica? C'è già! Per trovarne qualche traccia, inutile cercare nella legge Meloni-Nordio, che smembra il Csm e stravolge l’autonomia delle toghe con la scusa della separazione delle carriere dei magistrati. E’ la legge su cui voteremo nel referendum di fine marzo. Il pm che dipende da criteri generali e criteri di priorità nell’esercizio dell’azione penale è già scritto, nero su bianco, nella cosiddetta riforma Cartabia del processo penale. Le norme della Cartabia (legge n.134/2021) prevedono che sia il parlamento a dettare criteri generali per le indagini. Se è il parlamento a doversene occupare è probabile che a decidere sia allora la maggioranza di governo. Dunque, la maggioranza parlamentare detta i criteri generali e poi – secondo la legge Cartabia – gli uffici del pm individuano i criteri di priorità (questo sì, questo no) tra i vari reati. Infine, il pm si adegua. Una forma di dipendenza c’è, anche se forse più blanda di quella paventata dai sostenitori del NO (un pm alle dipendenze del Guardasigilli). Ora, la norma è contenuta in una legge delega approvata dal parlamento cinque anni fa e che il ministro Nordio dovrebbe attuare con decreti legislativi. Ma questo non sta avvenendo. Perchè Nordio tiene chiusa in un cassetto la legge Cartabia? Pubblica lo ha chiesto all’ex magistrato Nello Rossi, direttore della rivista giuridica “Questione giustizia” (Magistratura democratica), autore con Armando Spataro (ex pm ed ex membro del Csm) di «Le ragioni del NO» (Laterza 2025). «Questa legge – racconta Nello Rossi - è stata relegata nel dimenticatoio perchè era un utile meccanismo di coordinamento tra il parlamento e le procure della repubblica. La maggioranza di destra l'ha sistematicamente ignorata, lasciata nel cassetto. A loro non interessa questo meccanismo di coordinamento. Il che poi giustifica scelte come quelle di un meccanismo di controllo del pubblico ministero da parte dell'esecutivo».

    Pubblica - 15-01-2026

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