“Siamo bloccati e senza cibo”. La testimonianza dall’interno della casa assediata dai coloni a Qusra in Cisgiordania

In Cisgiordania prosegue l’assedio di tre famiglie nel villaggio di Qusra. Una delle abitazioni è ancora occupata dall’esercito israeliano, inviato dal governo per allontanare i coloni, che però continuano a minacciare le famiglie sotto la supervisione dei militari. In una delle case assediate abbiamo raggiunto Loui Ridi, cittadino statunitense di origine palestinese, che è arrivato da due giorni dagli Stati Uniti per sostenere il fratello e la famiglia, che vivono a Qusra.
Ora sei nella tua casa, che è praticamente sotto assedio da parte dei coloni e dell’esercito?
È corretto. Sono ufficialmente sotto assedio, ho raggiunto la mia famiglia; loro lo sono da 11 giorni, così come il vicino Youssef e la sua famiglia – sua madre, suo fratello, sua sorella. Lo siamo noi tutti. Tre case si trovano sotto l’assedio dell’esercito israeliano e l’Idf dice di essere qui per allontanare i coloni, ma non è quello che stiamo vedendo. Vediamo i coloni, tutti i giorni. Solo 10 minuti fa un colono era davanti a casa mia.
Cosa avete fatto?
Puoi non crederci, ma ha portato con lui un giornalista, per cercare di documentare cosa sta succedendo. E quello ha detto a me, a me che gridavo ai soldati di allontanare il colono perché è un terrorista, è che no, non lo è. Il giornalista mi ha detto sono dell’Ohio. Beh se sei dell’Ohio – gli ho risposto io – il nostro ambasciatore lo ha appena chiamato terrorista. E lui non mi ha risposto, è assurdo. Mi ha chiesto, posso parlarti? Gli ho detto: assolutamente no, non mi fido di te. Sei arrivato con un terrorista, come posso fidarmi…
Come riuscite a trovare il cibo, l’acqua e ciò di cui avete bisogno?
Sinceramente è il mio secondo giorno qui. Non ci sono provviste, a nessuno è permesso di avvicinarsi. Il cibo e l’acqua ci sono stati dati dalle Nazioni Unite, credo. Abbiamo l’acqua, vedo diverse confezioni, ma non così tanto cibo. Ne abbiamo un po’ ma si tratta di alimenti di base in scatola e poco altro. Personalmente vorrei comprarmi il cibo da solo. Non ho bisogno che qualcuno me lo porti. Dovrei poter entrare e uscire liberamente da casa mia, andare a comprare il mio cibo. Perché deve essere qualcun altro a portarmelo? Se l’Idf dice: “Siamo qui per proteggervi”, va bene, allora perché non mi permettete di muovermi liberamente? Dovrei poter andare e tornare, e chiunque dovrebbe poter venire a trovarmi.
Quando sei partito dagli Stati Uniti?
Ho lasciato l’Ohio domenica verso le 13 e sono arrivato qui il giorno successivo, lunedì. Sono atterrato alle 15:30. Credo di essere riuscito ad arrivare a casa mia verso le 20:00, 20:30, dopo molte ore di telefonate e di coordinamento con il DCO – l’Ufficio di coordinamento distrettuale – israeliano. Hanno dovuto scortarmi fino a casa.
Quindi hai lasciato l’Ohio, dove hai la tua vita e una vita piuttosto agiata, per venire qui, in una situazione davvero assurda. Com’è stato?
Assolutamente. Vivo in una casa di lusso, ho auto di lusso e un’attività che va molto bene. Avevo molti dipendenti da gestire. Ho lasciato mia moglie, ho lasciato le mie figlie. Sono terrorizzate e temono per la mia incolumità, ma sentivo che fosse davvero importante venire qui, sostenere mio fratello e suo figlio e proteggere la mia casa. Perché siamo arrivati al punto che i coloni sono ormai a pochi metri dal prenderne possesso. Guardare tutto quello che stava succedendo in diretta mi provocava moltissimo stress e non riuscivo a dormire. Quindi preferisco essere qui con lui, sotto assedio. Probabilmente mi fa stare meglio che assistere a tutto questo da più di 9mila chilometri di distanza.
Ora sei un cittadino americano, ma come ti senti rispetto alla protezione che gli Stati Uniti ti stanno offrendo? Sei in contatto con qualcuno dell’amministrazione o con altre autorità?
Sì. Ho contattato l’ambasciata degli Stati Uniti e anche un rappresentante locale al Congresso. Mi hanno detto che stanno lavorando sulla situazione e che stanno cercando di aiutarmi, ma non ho ricevuto alcuna conferma né ho visto alcun cambiamento concreto sul campo. Ho sentito Mike Huckabee, il nostro ambasciatore, dire ieri sera che sta prendendo la questione più seriamente perché sono un cittadino americano. Lo apprezzo molto, ma non mi servirà a nulla se la mia situazione non cambia. Se sono ancora sotto assedio e l’Idf non fa nulla nei confronti dei coloni, tutto questo non mi è di alcun aiuto.
Quanto tempo pensi di rimanere lì adesso?
Rimarrò qui finché non sentirò che la mia casa è al sicuro e protetta. Vivo ora per ora, giorno per giorno, e in questo momento qui ci sono molte incertezze.
Un’ultima cosa: i tuoi familiari che sono con te in casa, come stanno vivendo questa situazione?
Sono stanchi e temono per la propria incolumità. In questo momento tutti hanno paura per la propria sicurezza. Sono sotto assedio da undici giorni, ma la situazione non è iniziata undici giorni fa: hanno a che fare con i coloni ormai da mesi.
Mio fratello si è trasferito qui alla fine di marzo, quindi sono ormai quattro o cinque mesi che va avanti questa lotta con i coloni. È stato aggredito più volte mentre si trovava in casa. Gli hanno lanciato pietre, hanno vandalizzato la casa, rotto le luci e danneggiato i cancelli. Per lui è stato un incubo. Non riescono a dormire la notte. Qualcuno, infatti, deve restare sveglio per tutta la notte. Quindi, 24 ore su 24, 7 giorni su 7, devono continuare a sorvegliare quello che succede.
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