Serve una legge climatica d’emergenza per la nostra ‘sopravvivenza collettiva’, l’appello degli esperti francesi

Più di novanta personalità francesi tra scienziati, economisti, ricercatori e artisti hanno firmato un appello, pubblicato ieri sul quotidiano Le Monde, per chiedere l’approvazione di una legge d’emergenza climatica ritenuta necessaria per la ‘nostra sopravvivenza collettiva’. Il testo chiede misure urgenti per contrastaregli effetti dell’inquinamento e la dipendenza dall’industria dei combustibili fossili. L’appello sostiene la petizione promossa da Bloom, associazione francese impegnata nella tutela dell’ambiente.
Intanto, continua l’ondata di caldo che sta interessando gran parte dell’Europa. In Francia, dopo il caldo record di giugno e oltre duemila decessi attribuiti alle alte temperature, diversi incendi stanno interessando il sud del Paese, che affronta il terzo picco di calore dalla fine di maggio. Valentina Bosoni ha intervistato Swann Bommier, direttore delle campagne di Bloom.
Ci racconti della petizione in generale e, naturalmente, della sua attualità. Inoltre, che cosa comporterebbe concretamente questa legge d’emergenza climatica?
Abbiamo sofferto questa ondata di caldo in tutta la Francia e in Europa e abbiamo pensato che ci fosse un grande problema nel modo in cui veniva raccontata in Francia. Quello di cui si è discusso è come adattarci alla crisi climatica, il che è naturalmente una necessità urgente. Ma adattare le infrastrutture pubbliche sarà completamente inutile se non smetteremo di gettare altro combustibile sul fuoco.
Vale a dire: dobbiamo mitigare la crisi climatica. E quindi dobbiamo fermare l’industria dei combustibili fossili che attualmente continua ad espandersi. L’idea era quella di richiamare davvero l’attenzione dei nostri leader politici sul fatto che fosse necessario affrontare direttamente l’industria del fossile.
Dobbiamo ridurre molto rapidamente le nostre emissioni di CO2 e più velocemente lo faremo meglio sarò. L’idea di questa legislazione di emergenza climatica è quindi quella di riflettere su quali siano i quattro aspetti fondamentali che ci permetteranno di liberarci della dipendenza dall’industria dei combustibili fossili e la sua influenza sulle politiche pubbliche.
La prima cosa da fare è rendere obbligatorio per legge il divieto per un’azienda francese di avviare nuovi progetti legati a carbone, petrolio e gas. Perché è ciò che la scienza richiede, quello che l’IPCC dice dal 2021, ciò che raccomanda l’Agenzia Internazionale dell’Energia e che la comunità internazionale ha concordato durante laCOP28.
Poi dobbiamo smettere di concedere sussidi all’industria dei combustibili fossili perché attualmente questi sono sovvenzionati in tutta Europa e nel resto del mondo. A livello globale vengono concessi circa sette triliardi di dollari in sussidi ai combustibili fossili.
Dobbiamo inoltre fermare l’attività di lobbying dell’industria del fossile. Se oggi ci troviamo in questa situazione, è anche perché da cinquant’anni questa industria semina dubbi su ogni affermazione formulata dagli scienziati e su ogni proposta avanzata nel dibattito pubblico, cercando di guadagnare tempo e di mantenere i profitti alti.
Infine, dobbiamo introdurre nel nostro Codice penale il concetto di globicidio, cioè un reato che punisce la distruzione della biosfera. Solo così avremo un Codice penale e gli strumenti necessari per contrastare davvero l’influenza che l’industria dei combustibili fossili ha sulle nostre vite.
Quali sono ora i prossimi passi? Qual è stata finora la reazione e quali sono le vostre aspettative nel breve termine, sia per quanto riguarda il sostegno pubblico che l’azione politica?
Nel giro di una settimana abbiamo già raccolto 40.000 firme per la nostra petizione. Ora abbiamo anche un editoriale su Le Monde, firmato da 100 scienziati, economisti, giuristi, avvocati e ONG, che chiedono al governo francese di adottare questa legge d’emergenza per il clima. Abbiamo quindi un consenso scientifico ed economico. Ora spetta al governo, che sta affrontando una gravissima crisi climatica. Abbiamo infatti incendi in corso nel sud della Francia e una nuova ondata di calore in arrivo. E’ la terza ondata di calore dall’inizio dell’anno. Il governo deve quindi assumersi la responsabilità di questa situazione e inserire all’ordine del giorno della prossima sessione parlamentare, che si aprirà in ottobre, il voto su una legge d’emergenza per il clima.
Ciò che ho trovato particolarmente interessante della petizione è che affermate che questa legge riguarda la nostra sopravvivenza collettiva.
Sì, credo che l’aspetto più triste sia che abbiamo dovuto attraversare questa ondata di calore per comprendere davvero che ciò che ci attende con questa crisi climatica è qualcosa che può distruggere noi, gli ecosistemi, la natura e le nostre infrastrutture. Sta uccidendo persone, perché durante questa ondata di calore ci sono stati dei morti.
Quello che dobbiamo fare è prendere davvero coscienza di questa sofferenza e comprendere che, se consideriamo di trovarci effettivamente in un’emergenza climatica allora dobbiamo dotarci della legislazione necessaria per rispondere a questa emergenza climatica.
Chiediamo che la Francia adotti una legge d’emergenza per il clima. Ma ciò di cui abbiamo davvero bisogno è che tutti i Paesi europei adottino una legge equivalente, per fermare l’industria dei combustibili fossili in tutta l’Europa.
Solo allora potremo presentarci ai negoziati internazionali con una forte credibilità e con un modello che altri paesi potranno replicare, per realizzare davvero la transizione energetica e assicurarci di risolvere questa crisi climatica.
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