Sergio Ramelli, Fausto e Iaio e quell’inarrestabile voglia di parificazione della destra

Oggi è l’anniversario della morte di Sergio Ramelli, giovane militante del movimento sociale italiano aggredito da militanti di estrema sinistra e poi morto il 29 aprile del 1975. La giunta regionale ha annunciato che sono state istituite delle borse di studio in sua memoria, insieme a quella di Fausto e Iaio, uccisi da neofascisti romani nel marzo del 1978 vicino al Leoncavallo. L’articolo di Alessandro Braga
L’obiettivo, ormai da tempo palese, è chiaro: mettere tutte e tutti sullo stesso piano e con un colpo di spugna cancellare quello che sono stati gli anni ’70 in Italia, in un’ipocrita parificazione venduta come pacificazione. Perché la questione non è tanto commemorare Sergio Ramelli, il tema è farlo in maniera strumentale con l’intento di annullare differenze e responsabilità, permettendo così, silenti e complici, che ogni anno si ripeta la lugubre manifestazione di nostalgici neofascisti, tra saluti romani e rito del presente, che un’istituzione, che si vorrebbe democratica come Regione Lombardia, dovrebbe, invece, impedire e condannare.
L’ultima trovata della giunta regionale, annunciata in pompa magna dall’assessore Romano La Russa, va esattamente in quella direzione che la destra, erede dello stragismo nero e che mai ha staccato il proprio cordone ombelicale, porta avanti da tempo.
Istituire borse di studio in onore di Ramelli e Fausto e Iaio non serve a costruire un clima di distensione, “affinché ognuno possa avere il diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero”, come da parole di La Russa, che cita a sproposito la Costituzione, serve solo a un disegno della destra che è quello di riabilitare i loro padri politici, mettendo in soffitta le loro responsabilità di uno dei periodi più bui della nostra Repubblica ed equiparare il fascismo a qualsiasi altra idea, dimenticando o volendo rimuovere, il fatto che il fascismo, vecchio o nuovo non importa, non è un’idea, ma la morte di qualsiasi idea.
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