Sei mesi di guerra. Trump non ha vinto, ma il prezzo lo pagano gli iraniani

Sei mesi fa, dopo i primi bombardamenti di Israele e Stati Uniti, diversi cittadini iraniani iniziarono a pensare che forse, dopo tanti anni, anzi decenni, fosse arrivato il momento della liberazione. Iniziarono a pensare che si potesse sul serio avvicinare la fine del regime. In fondo Trump glielo aveva promesso, prima, durante e dopo le proteste di piazza di inizio anno, con migliaia di morti.
Si sbagliavano.
Oggi i cittadini iraniani sono le vittime principali di questa guerra.
Il regime è ancora al suo posto, non sanno cosa possa succedere vista l’imprevedibilità dell’amministrazione americana, e la situazione economica è ancora più complicata proprio a causa del conflitto.
In Iran non mancano i prodotti. Ma molti iraniani non li possono più comprare.
Dal punto di vista geopolitico il regime invece ha vinto, almeno finora.
È rimasto al suo posto e la guida è passata all’ala più pragmatica ma anche più intransigente. Nessuna concessione. È molto chiaro da Hormuz.
Ma questa situazione di stallo non può durate all’infinito.
La Repubblica Islamica non si può permettere un congelamento infinito, per la situazione interna, e perché con il passare del tempo gli altri paesi della regione stanno studiando vie e soluzioni alternative a Hormuz. A un certo punto quest’arma così potente perderà, almeno in parte, il suo valore.
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