Emilia Romagna, Sardegna, Toscana e Umbria sono regioni che hanno in comune le giunte di centrosinistra, chi da tempo, chi da pochi mesi; e da oggi hanno anche in comune la decisione, da parte del governo, di essere commissariate nel dimensionamento degli istituti scolastici. Sarebbe a dire l’accorpamento di istituti dovuto al calo demografico delle nascite, accorpando scuole che hanno pochi studenti ma che a volte rendono molto complicata la vita degli alunni, costretti a spostarsi per chilometri per arrivare nelle loro aule, magari in zone dove, ad esempio in montagna, gli spostamenti sono più difficili che nelle città. Il governo, come sempre ormai fa, dà la colpa dell’obbligo del dimensionamento al governo Draghi e si dice ora costretto a commissariare le regioni. I presidenti di queste regioni ieri erano a Palazzo Chigi e inutilmente hanno cercato di spiegare i motivi del ritardo, dovuti, ad esempio, a ulteriori tagli rispetto ad altre regioni e alla mancanza di un confronto ad un numero di alunni più alto rispetto a quello previsto. Fatto sta che il commissariamento dimostra un atteggiamento unilaterale e centralizzato, rispetto all’autonomia prevista dalle regioni, e, infine, i tagli continui nella scuola pubblica: si tolgono soldi e risorse alla scuola pubblica stanziando invece milioni per quella privata, dove, a quanto pare, l’obbligo di dimensionamento non esiste. L’opposizione protesta di fronte a questo gesto, che non consente più nessun dialogo sul tema, e porta avanti una proposta, ad esempio quella di AVS, che prevede una soglia minima di 400 studenti, invece che 900, per avere un dirigente a tempo indeterminato ed evitare così la chiusura.
“Sono i tagli del governo Draghi, il governo Meloni ce ne chiede altri: si prendano loro la responsabilità di togliere alle comunità le loro scuole” dice il presidente dell’Emilia Romagna Michele De Pascale, ospite di Luigi Ambrosio all’Orizzonte:


