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Cresce l’inflazione. E non è ancora arrivato il costo della guerra

03 marzo 2026|Alessandro Principe
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Il 2026 è cominciato con la ripresa dell’inflazione. Il mese di febbraio si è chiuso con un +1,6% rispetto a un anno fa. A gennaio non superava l’1%. I beni di acquisto quotidiano, il carrello della spesa, fa registrare un aumento oltre il 2%. Ma attenzione: questo dato non risente dei beni energetici, che, anzi, hanno fatto registrare un calo di oltre 6 punti percentuali, in questa rilevazione. Questo significa che se la guerra in Medio Oriente farà crescere – come già sta avvenendo – i costi dell’energia, il rischio è che i prezzi comincino a correre nei prossimi mesi.

La previsione preoccupa ovviamente chi deve fare i conti di fine mese: i salari sono esangui. E allarma anche il governo: si sa che il malcontento economico sia uno dei fattori più temuti. Ma c’è un altro dato che al ministero delle finanze è segnato in rosso: è quello del deficit di bilancio: siamo oltre il 3%, come ha certificato ieri Istat. Di poco, siamo al 3,1%. Ed è vero che è un dato ancora provvisorio, come si è affrettato a ricordare il ministro Giorgetti. Ma può significare molto. Prima di tutto il rapporto deficit-Pil risente della stagnazione economica: la crescita dell’Italia non si smuove dalle secche dello zero virgola. Il probabile aumento energetico non farà che peggiorare le cose. In più, essere sopra il 3% significa non uscire dalla procedura di infrazione europea. Meno margini di spesa nella manovra economica 2027, quella dell’anno elettorale. E non poter usare la clausola di salvaguardia per aumentare le spese militari come da impegni presi dal governo, togliendole dal conto del deficit.

Cosa farà Meloni? Meno soldi alle armi? Ultima nuvola nera: nel 2026 finiscono i soldi del Pnrr. Rischia di essere la tempesta perfetta.

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