Sanremo, un festival ingessato che guarda al passato

Con la vittoria di Sal Da Vinci si è chiusa la 76esima edizione del Festival di Sanremo. Si è chiusa, esplicitamente e in diretta, anche la parentesi Carlo Conti, che come direttore artistico per due anni ha avuto il compito di riportare il Festival della canzone alla sua norma, dopo anni di grandi successi, ma anche di polemiche.
E Conti, in quella che è stata la prima cosa inedita e audace di queste cinque serate, e una prima nella liturgia sanremese, a metà scaletta ha passato ufficialmente il testimone alla giovane star della Rai meloniana, il predestinato Stefano De Martino, a cui ora spetterà pensare al futuro, dopo un Festival invece esclusivamente concentrato sul passato, ingessato, anche con i suoi ospiti, nella celebrazione della storia: un tema adatto per non sbilanciarsi, per non essere in ogni caso divisivi.
Ne hanno fatto le spese gli ascolti sempre sotto la media, su cui però ha pesato anche un cast deludente, con tanti concorrenti, ma pochissime performance degne di nota. A conferma di tutto questo c’è anche la vittoria finale di una canzone vecchia nel suono e nell’immagine, di cui difficilmente ci ricorderemo.
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