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“Etorika”, il nuovo album dell’artista etiope Teddy Afro che non piace al regime

25 aprile 2026|Marcello Lorrai
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Teddy Afro

Due decenni fa Teddy Afro, nome d’arte di Tewodros Kassahun Germamo, rappresentava una fresca novità su una scena musicale etiopica che stentava ancora a riprendersi dal colpo che le avevano inferto i diciotto anni di dittatura del Derg iniziati col colpo di stato del ‘74. Largamente improntata al reggae, su disco, pur senza essere clamorosa, la sua musica appariva divertente, allegra, positiva, e nobilitata da un modo di cantare che nel timbro e in certi accenti richiamava l’ivoriano Alpha Blondy, grande star del reggae; ma Teddy Afro bisognava vederlo dal vivo: sul palco questo giovane dall’aria semplice sfoderava una sicurezza, una comunicativa, un carisma sorprendenti. E poi bisognava capire le parole, in amarico: per la sensibilità del pubblico etiopico le parole sono più importanti della stessa musica. In ogni caso Teddy Afro, che faceva battere il cuore delle ragazzine etiopiche – ed anche eritree – sembrava tutto meno che un pericolo pubblico.

Nel 2005 Teddy pubblica la canzone Yasteseryal, compresa nell’album dallo stesso titolo: il brano invita a superare le differenze e gli interessi egoistici e a guardare al futuro; si azzarda anche ad osservare che tanti hanno comandato ma non è cambiato niente. Il 2005 in Etioipia era anno di elezioni, il malcontento nei confronti del governo di Meles Zenawi era palpabile, ci furono accuse di brogli, manifestazioni di protesta, Zenawi rispose con una violenta repressione, arresti, torture.

In quella fase così critica, Yasteseryal intercettò il sentimento popolare. Teddy Afro fu certo contento del grande successo dell’album, probabilmente un po’ meno del fatto che la canzone – che fu messa al bando – fosse stata adottata come un inno dall’opposizione, perché se con Yasteseryal si era divertitoa dare una punzecchiatura al governo, la situazione era oggettivamente diventata molto pericolosa. In effetti alla fine del 2006 Teddy Afro fu accusato di avere investito un uomo in un incidente stradale, arrestato e condannato a sei anni di prigione, anche se poi liberato in anticipo per buona condotta: i fan e l’opposizione considerarono le accuse un pretesto per ridurre Afro a più miti consigli. Sono passati vent’anni, Teddy Afro ha adesso quasi cinquant’anni, al governo non c’è più Zenawi ma Abiy Ahmed, anche adesso l’entusiasmo in Etiopia non è al massimo, a giugno si vota e la storia del 2005-2006 sembra per certi versi ripetersi.

Teddy Afro ha da pochi giorni pubblicato un nuovo album, Etorika: uno dei brani, Das Tal, ha in questo momento già superato i 15 milioni di visualizzazioni su Youtube. Il titolo significa “montare la tenda”, e la canzone si riferisce alla tradizione di innalzare tende in occasione delle esequie di un defunto; nei versi Teddy Afro canta fra l’altro: “ora capiscol’afflizione e il dolore. Nel Paese in cui sono cresciuto mi sento uno straniero. Lo spirito dell’essenza etiopica è fuggito lontano”. Fumo negli occhi per il regime etiopico: una conferenza stampa di lancio dell’album è stata vietata, e decine di giovani, molti minorenni, sono stati in questi giorni arrestati perché “sorpresi” da agenti ad ascoltare canzoni di Teddy Afro.

Ma questa stretta repressiva sembra avere dei contorni più ampi, benché confusi: alcuni dei giovani sono accusati dai servizi di sicurezza di rapporti con gruppi terroristici come Isis e Al Shabaab, di traffico di armi e di altre attività criminali; e il 21 aprile, con l’accusa di “coinvolgimento in episodi di corruzione” è stata arrestata Mahlet Solomon, che fa parte del management dell’artista, e che normalmente risiede in Austria, e non si occupa di politica. Per la cronaca, a una settimana dall’uscita, Etorika di Teddy Afro è al primo posto della classifica Reggae di iTunes negli Stati Uniti.

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