Referendum, 25 aprile e una Destra illiberale che si può mandare a casa

Sono passati più di 100 anni dal famoso discorso di Mussolini, dopo la marcia su Roma, in cui minacciava di fare del Parlamento un “bivacco di manipoli”. Intendeva dire che, se avesse voluto, avrebbe potuto asservire le Camere al potere esecutivo, cioè a lui.
Dalla tragedia alla farsa dell’incompetenza, abbiamo assistito nelle ultime ore a una dimostrazione di quanto il governo Meloni tenga in conto le prerogative del Parlamento e dello stesso Presidente della Repubblica: un decreto con palesi aspetti contrari alla Costituzione è stato approvato in fretta e furia, saltando passaggi, e forzando Mattarella a farsi andar bene un’improbabile toppa. E già si preparano gli strali contro i magistrati o gli avvocati che nelle aule di tribunale alzeranno il ditino per dire che così non va.
Dopo la sconfitta referendaria insomma, e nel mezzo di una crisi economica che è anche politica, Meloni e i suoi spingono l’acceleratore sull’unico argomento che gli resta: la sicurezza, ovviamente collegata all’immigrazione. Limitano la libertà di manifestare, restringono i diritti dei migranti, semplificano la difesa per le polizie con la pistola facile.
Ce n’è abbastanza per un 25 aprile molto attuale, perché va sempre bene commemorare chi ha dato la vita per liberarci allora, ma si tratta di essere ancora partigiani e di non mollare un centimetro ora che le elezioni si avvicinano e si intravvede la possibilità di mandarli a casa.
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