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Sanremo, la restaurazione è completa. Carlo Conti riporta il festival nella tradizione

25 febbraio 2026|Niccolò Vecchia
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Dopo questa prima serata del 76º Sanremo, possiamo dire che la restaurazione è completa. Con l’autoconferita benedizione postuma del più classico dei direttori sanremesi, quel Pippo Baudo usato a più riprese come santino apotropaico, Carlo Conti ha portato a termine la missione affidatagli già dall’anno scorso, riportare il festival nell’alveo della tradizione, come prima, più di prima. Missione compiuta e con molto zelo, tanto da far diventare un’ultracentenaria che racconta sul palco di provenire da una famiglia in cui tutti erano di sinistra, la cosa più trasgressiva successa in oltre 5 ore di diretta. Troppe, evidentemente, come sono troppe le 30 canzoni in gara per un’edizione in cui Conti, nel suo ruolo di selezionatore, sembra aver voluto accontentare tutti quelli che poteva anche tra i suoi interlocutori discografici. Pazienza se, poi, il festival della canzone italiana finisce per essere più del solito un calderone privo di una direzione o di nomi davvero di richiamo o anche di un qualsiasi picco di coinvolgimento. Un festival, insomma, piatto e innocuo, così che nessuno abbia nulla da dire.

 

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