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Salvini, tra Vigevano e Washington, prova ad accreditarsi come il più trumpiano d’Italia

05 maggio 2026|Alessandro Braga
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Matteo Salvini

E pensare che una volta Vigevano era un fortino della Lega, dove il Carroccio dettava legge, e vinceva contro tutto e tutti, da solo. Ora invece è diventata l’emblema della situazione che la Lega Salvini premier sta vivendo. Da un lato lo scollamento tra vertici e amministratori locali, coi primi che devono sconfessare la scelta fatta dalla loro base. In questo caso, la candidatura, nelle fila del Carroccio, di due esponenti della comunità islamica, con tanto di manifesti scritti in arabo e foto con velo. Apriti cielo! In piena rincorsa a destra di Roberto Vannacci, che infatti non si è fatto scappare l’occasione per punzecchiare Salvini, il Capitano si è dovuto affrettare a prendere le distanze, sottolineando come una scelta del genere vada contro i principi del Carroccio in salsa salviniana. Il flop della manifestazione patriottico sovranista di piazza del Duomo a Milano, il 18 aprile scorso, è ancora caldo, e Salvini vuole a tutti i costi intestarsi il ruolo di più trumpiano d’Italia, nonostante le ultime divergenze col presidente statunitense. Che però, riprendendo una vecchia intervista del leader leghista in cui lo osannava, in qualche modo lo ha indicato come suo riferimento in Italia, a differenze di Giorgia Meloni che ultimamente non ha perso occasione per prendere le distanze da Trump. La reazione? Un Salvini gongolante, sperando che questa cosa paghi, visto il filotto di errori strategici e tattici che il Capitano ha infilato nell’ultimo periodo.

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