A rischio la tregua in Medio Oriente

Questa è probabilmente la giornata nella quale la tregua in Medio Oriente, in vigore da un mese, è stata messa più a rischio. Ricordiamo che tutto è cominciato con l’annuncio di Trump di un’operazione per permettere il passaggio attraverso lo Stretto di Hormuz delle navi bloccate da mesi nel Golfo Persico.
Come al solito un annuncio privo di specifiche e oltretutto non c’è mai stata una dichiarazione che confermasse l’avvio ufficiale di quest’operazione.
Sta di fatto che dopo poche ore sono cominciate ad arrivare dichiarazioni e smentite incrociate da parte di iraniani e americani. Il Comando Centrale Americano nella regione sostiene che due navi siano uscite dal Golfo, quindi che siano passate da Hormuz superando il blocco iraniano, e che due cacciatorpedinieri abbiano invece fatto il percorso contrario e siano entrate nel Golfo. Tehran nega tutto questo e dice di aver sparato contro una nave militare americana, cosa però che Washington nega.
Non è chiaro se il piano di Trump preveda l’utilizzo massiccio della marina militare, probabilmente no, oppure la copertura con aerei il possibile lancio di missili, cosa più probabile. In serata gli Stati Uniti hanno anche fatto sapere di aver distrutto sei piccole imbarcazioni militari iraniane e intercettato droni e missili sul Golfo. C’è stato poi un altro sviluppo, anche questo pericoloso: gli Emirati Arabi hanno denunciato un lancio di missili e droni da parte dell’Iran. Sarebbero stati quasi tutti intercettati ma c’è un incendio nel principale porto petrolifero del Paese. Nessuna dichiarazione su questo lato iraniano. Incendi anche su tre petroliere sempre nel Golfo e colpito un edificio residenziale in Oman.
Trump ha fretta di risolvere il blocco di Hormuz per pressioni interne e internazionali. Una parte dell’amministrazione americana è convinta che il blocco economico possa pagare ma sul lungo periodo e la Casa Bianca dicevamo non può permettersi tempi troppo lunghi. Come al solito la strategia americana non è chiara. La decisione di Trump – l’operazione per far uscire le navi bloccate nel Golfo – può essere interpretata come una mossa per fare pressione su Tehran e convincere gli iraniani a trattare alle condizioni americane.
Gli iraniani però hanno meno fretta e sono resilienti. Il punto è che in un quadro così complesso e con così tante variabili la situazione può sfuggire al controllo delle parti e la tregua può saltare in un attimo. Il petrolio è andato ancora sopra i 115 dollari il barile. E non dimentichiamo il rischio della ripresa del conflitto su larga scala anche in Libano, dove gli attacchi israeliani sono ormai quotidiani. Il presidente Aoun ha detto che a queste condizioni non è possibile un incontro con Netanyahu come vorrebbero invece gli Stati Uniti.
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