Rubio vola a Roma per incontrare il Papa dopo lo scontro con Trump. L’obiettivo, però, è elettorale

Ufficialmente, Marco Rubio arriva giovedì a Roma per ristabilire normali, proficue relazioni diplomatiche con il Vaticano e con il governo italiano. Ci si riferisce, ovviamente, a quanto successo alcune settimane fa, quando Donald Trump ha attaccato Papa Leone XIV per le sue posizioni sulla guerra e per aver attaccato coloro che usano la religione per giustificare la guerra. Il Vaticano, dopo una serie di scambi particolarmente polemici e dopo un paio di immagini generate dall’Intelligenza artificiale e postate da Trump, che si rappresentava come Gesù salvatore o prediletto da Gesù, aveva preferito lasciar raffreddare la situazione, non dando corso alle polemiche. La vicenda ha però, inevitabilmente, creato una frattura tra Santa Sede e amministrazione Trump, tra governo americano e vescovi americani, tra governo americano e cattolici americani, cosa non particolarmente positiva per Trump e i repubblicani alla vigilia delle elezioni di midterm.
Marco Rubio, quindi, parte per Roma, per ricucire i rapporti. Il viaggio non ha, comunque, soltanto una valenza diplomatica. Il viaggio di Rubio, che avviene a un anno dall’ascesa di Leone al soglio pontificio, ha una valenza anche politica, interna agli Stati Uniti. L’anno scorso, proprio in occasione della nomina a pontefice del primo americano, erano stati Marco Rubio e J.D. Vance a partire per Roma. Entrambi sono del resto cattolici. Rubio lo è di famiglia, figlio di immigrati cubani. Vance lo è per scelta, una scelta recente. Nel 2019 si è infatti convertito al cattolicesimo, è stato battezzato, ha scelto Sant’Agostino come suo santo patrono. Di recente, il vicepresidente ha anche pubblicato un libro, Communion, in cui racconta il suo processo di conversione. Vance è però intervenuto, con accenni molto critici, nella controversia tra Trump e Leone, affermando che il Papa deve prestare molta attenzione quando parla di questioni di teologia.
La frase è apparsa piuttosto singolare, considerato che non si capisce chi, più del papa, abbia il diritto di trattare di questioni teologiche. Comunque, il fatto che sia Rubio, e non Vance, a partire ora per Roma è fatto politicamente importante. I due sono i più probabili contendenti per il ruolo di candidato repubblicano alla presidenza per il 2028. Rubio, sinora, si è mosso con particolare prudenza. È apparso in prima linea quando si è trattato di far cadere il governo di Nicolas Maduro in Venezuela. È rimasto molto più in ombra in questi mesi di guerra, difficile, in Iran. Si dice che Trump abbia scelto lui, e non Vance, come suo possibile successore. La cosa verrebbe confermata ora dal viaggio a Roma, per incontrare il Papa. Il posizionamento, per attrarre il voto cattolico, sarà particolarmente importante nel 2028. Ed è Marco Rubo, e non J.D. Vance, che si dispone, opera, per conquistarlo.
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