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Salvini spinge la campagna per il gioielliere: “Sarei orgoglioso di candidarlo” e lo va a trovare in cella

18 luglio 2026|Alessandro Principe
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Matteo Salvini fuori dal carcere di Bollate dove si è recato a trovare Mario Roggero

Davanti al carcere di Bollate, con l’asfalto che frigge, c’è una ventina di militanti della Lega. Hanno portato dei fogli A4 e uno striscione, entrambi con la scritta “Grazia per Mario Roggero”. Matteo Salvini arriva alle dieci e mezza, l’auto blu entra nel cancello che si richiude dopo il passaggio. A fianco, la guardiola da dove, per tutta la mattina, passano i controlli i parenti dei detenuti, che li vanno a trovare, con i sacchetti di vestiti e di cose da mangiare, donne, ragazzini con le ciabatte ai piedi, bambini in braccio. La costruzione della campagna prosegue, il gioielliere condannato per omicidio plurimo è la figura perfetta. Un nuovo caso di cronaca dopo Garlasco e la famiglia del bosco che distoglie da altri temi e rogne politiche della destra; i giudici che condannano – come scandisce Salvini – un lavoratore, un padre, un marito; la pressione su Mattarella, che certo non va attaccato di petto, ma comunque viene tirato in mezzo; e infine, ma non ultimo, l’inseguimento della pancia dei social, che sul caso Roggero esplodono. Salvini resta dentro il carcere un’ora e mezza. Poi esce, lo striscione si srotola, qualcuno grida “Grazia, grazia”. In realtà il leader della Lega non insiste sulla clemenza, dopo il clamoroso stop di Mattarella. Neanche sulla legittima difesa, talmente evidente che inseguire e sparare a bruciapelo non lo sia. Promette sostegno legale, aiuto economico per i risarcimenti, “La Lega ci sarà sempre per Mario”. Candidarlo sembra un’operazione impossibile, data la condanna. “Studieremo il da farsi, ne sarei orgoglioso”, dice, mentre qualcuno ipotizza che possa essere la moglie a entrare nelle liste leghiste. Di certo la propaganda sul caso non finisce con l’auto di Salvini che lascia il piazzale di Bollate.

 

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