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Salvini, che banalità. E Zorro lo trolla

Salvini Zorro

Alla fine, il presunto Re dei social, il capo della potente macchina della comunicazione che intimidiva tutti, amato dai troll che impazzano in rete, è stato trollato. Quando Zorro è comparso sul palazzo di piazza Duomo di fronte al palco, salutando felice con la sua spada, dopo avere srotolato un grande striscione con scritto “restiamo umani”, molti passanti sotto ridevano e applaudivano. Fino a quando, a pochi istanti dall’inizio del comizio di Salvini, la Polizia ha fatto sparire lo striscione e Zorro si è ritirato. Ma ormai era fatta. I leghisti, un po’ irritati ma soprattutto ammutoliti. “Qui non ci sono razzisti o fascisti, questa è una sfida tra chi guarda al futuro e chi rimane legato a schemi del passato” ha esordito Salvini. Ma il suo discorso non ha scaldato. Rispetto ai successi di alcuni mesi fa -pensiamo a piazza del Popolo a Roma a dicembre- la giornata milanese è stata decisamente moscia. E pensare che era stata venduta come l’appuntamento cruciale per le destre radicali europee, tutte insieme per declamare la presa del continente. La piazza era tutt’altro che piena, ravvivata semmai da Zorro e dalle decine di contestatori che si sono presentati a inizio pomeriggio e sono rimasti fino alla fine a fischiare. La partecipazione dei fan leghisti è stata meno entusiasta di quanto ci si sarebbe aspettati, considerato che il partito e il suo leader sono dati in grande ascesa. Molti gruppi regionali che si muovevano come fossero in gita a Milano. Quelli della ‘Lega Basilicata’ appena davanti ai padovani col ‘Leon che magna el teron’ e che urlavano ‘Veneto Libero’. Molto verde padano, più che nel recente passato. Sul palco, i discorsi dei leader europei sono passati inosservati, a parte qualche applauso per Marine Le Pen ma soprattutto perché si è sforzata di parlare in italiano. Poche parole, solite banalità. Salvini, alla fine, è apparso stanco. Un discorso grigio e modesto. Porti chiusi, ‘fino a che ci sono io’ eccetera. Gli attacchi a Papa Bergoglio. ‘Datemi la forza’. Ecco. Forse il solo passaggio interessante è relativo alla politica italiana. Datemi la forza per fare la flat tax, ossia per imporre l’agenda ai 5 Stelle, è stato il senso del discorso. Pur ribadendo lealtà al patto di governo. Poi, tra lodi alla Madonna e appelli ai Santi da parte del leader, tutti a casa, sotto una leggera pioggia.

  • Autore articolo
    Luigi Ambrosio
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    Sono arrivate 62 condanne nel processo sull’alleanza mafiosa lombarda Hydra. Il gup di Milano Emanuele Mancini ha condannato con rito abbreviato 62 imputati dei 78 rinviati a giudizio a pene fino a 16 anni di reclusione, quasi cinque secoli totali di carcere. 24 le condanne per 416 bis, associazione mafiosa. Accolta la tesi dei pm Alessandra Cerreti e Rosario Ferracane: in Lombardia c’è stata un'alleanza tra ‘ndrangheta, mafia e camorra in nome degli affari. Le tre organizzazioni criminali, come emerso dalle indagini, avevano capito che in Lombardia senza farsi la guerra c’è spazio per tutti. Il giudice, che ha letto la sentenza nell'aula bunker del carcere di Opera, ha riconosciuto la contestazione principale della Procura diretta da Marcello Viola, ovvero l'associazione mafiosa "costituita da appartenenti alle tre diverse organizzazioni" criminali. In Lombardia le tre mafie avevano deciso di mettersi insieme, ciascuna con la propria specificità, per fare business, “autorizzate dalle case madri a spendere il brand criminale di Cosa Nostra, della Camorra o della ‘Ndrangheta” ha detto la pm Cerreti durante la requisitoria. “So che può dare fastidio a qualcuno, ma Milano è un contesto mafioso né più né meno di come può esserlo la Calabria. Fin quando non avremo consapevolezza, non faremo passi avanti”. Dell’importanza di questa inchiesta, Hydra, Roberto Maggioni ne ha parlato con Andrea Carni, ricercatore, che insieme a Nando dalla Chiesa ha scritto il libro “Mafia ed economia. Il rischio criminale in Lombardia”.

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