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Salva Milano, Garzonio di Ambrosianeum: “Chiedere scusa è rivoluzionario, serve un cambio di mentalità”

Fine Salva Milano (Sala)

Marco Garzonio, presidente della Fondazione Ambrosianeum, interviene sullo stato di salute dell’amministrazione milanese dopo la fine del salva milano seguita all’arresto dell’ex funzionario Giovanni Oggioni nell’inchiesta sull’urbanistica in città.

“Una volta si diceva ci vuole la volontà politica, però la cosa va ridetta oggi. Il Pd si sveglia, si sveglia adesso ma ragazzi, quale idea di città abbiamo? Quale idea d’Italia abbiamo? Poi c’è la parte giudiziaria che è importante ma non voglio affrontarla in questo momento. Da quanto tempo diciamo che Milano non ha affrontato il problema della casa per i residenti e soprattutto per il ceto medio, lo diciamo da quando è stata fatta la grande operazione immobiliare della vecchia fiera. Da quando è stato fatto l’Expo e via discorrendo. Qui il tema è che è inutile rimbalzarsi le responsabilità Milano-Roma, Roma-Milano. Il governo nazionale non è assolutamente interessato a una politica della casa, se no l’avrebbe messo fra le priorità e invece ha messo dentro premierato, l’autonomia differenziata e la separazione delle carriere. Con la separazione delle carriere, ovviamente nelle periferie la gente si sistema. Ma stiamo stiamo scherzando? Il governo nazionale non è interessato. Però a livello nazionale, se ci sono dei partiti di sinistra o centro sinistra, avete citato il Pd, prendiamo il Pd, elabora un progetto prima ancora di pensare al Pgt di Milano. Elabora un progetto che dice noi per le città vogliamo uno, due, tre, è quello il discorso. La Schlein arriva adesso a dire “no”.

Lei afferma “una volta si sarebbe detto ci vuole la volontà politica”. Però poi bisogna vedere anche se ci sono le condizioni politiche. Ci sono le condizioni politiche, di forza politica per dire proseguiamo in altri due anni di sindacatura?

“Ci sono, certo. Si va in consiglio comunale, si chiede scusa alla città. Perché è troppo facile l’idea, sennò fai quello che stiamo facendo a livello nazionale da mesi: mozione di sfiducia a tal ministro, eccetera. Si parla e tutto rimane a posto. Si ha il coraggio di fare quello che fanno le persone normali con la schiena diritta. Si va in Consiglio comunale e si chiede scusa alla città. Allora, prima cosa se qualcuno mi chiede scusa io, anche polemico, mi fermo un attimo e come conseguenza chiedo scusa e d’ora innanzi faccio uno, due, tre e dice uno, due, tre cose praticabili. E questo lo può fare”.

Un passaggio del genere potrebbe ricucire tutte le ferite, insomma, che in questi mesi anche rispetto alla cittadinanza eccetera sono state create?

“Le ferite ci sono e le ferite vanno guarite a poco a poco. Le ferite non si guariscono dalla sera alla mattina, però qui dobbiamo cambiare mentalità, cambiare approccio. Cioè, chi chiede, chi qui in mezzo a questa politica da anni dice ho sbagliato, chiedo scusa e vi assicuro che, portando carte concrete, da domani 7 di Marzo faccio questo e quest’altro. Chiedere scusa è rivoluzionario in questo paese, in questa politica. Chiedere scusa non vuol dire calci e andate a casa. La capacità dell’uomo che può sbagliare e può correggersi mi sembra che sia la cosa più straordinaria, ma nello stesso tempo più semplice da fare”.

E’ una previsione?

“Io temo che i meccanismi della politica finora non prevedano queste cose, però siccome sono un inguaribile, non ottimista che sarebbe banale ma un’inguaribile persona che ha fiducia nell’uomo, nella capacità dell’uomo, io credo che lo si possa fare. E’ inutile che ce la prendiamo con Trump, che ce la prendiamo con Putin, ce la prendiamo con tutti. Incominciamo da noi, da noi stessi a dire se voglio cambiare devo cambiare io, se io cambio, cambio il mondo, tutto qui e acquisto credibilità. Questo è il discorso, la politica che recupera credibilità. Ho sbagliato, chiedo scusa, adesso ho capito che devo fare diversamente. Questo, secondo me, vuol dire che io sono disposto a mettermi in gioco. E’ l’inizio di quello che una volta si chiamava la rivoluzione morale. Incominciamo, qualcuno prenda l’iniziativa, smetta di aggiustare, di cercare”.

  • Autore articolo
    Massimo Bacchetta
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    Neil Young e l'appello ai giovani americani: "Sappiamo cosa fare. Ribellarci. Pacificamente a milioni."

    Neil Young torna a prendere apertamente posizione contro Donald Trump. L’artista utilizza i suoi social e siti per commentare le recenti tensioni politiche e riaffermare la sua storica contrarietà nei confronti del presidente degli Stati Uniti. Young lancia un appello diretto al pubblico, invitandolo a prendere coscienza della situazione attuale. Secondo il musicista, il Paese starebbe attraversando una fase di profondo declino politico e sociale, che attribuisce alla leadership e all’influenza di Trump. Il grande cantautore canadese naturalizzato statunitense afferma che Trump sta causando danni progressivi al Paese e sta accentuando fratture interne sempre più profonde. “Rendiamo l’America di nuovo grande”, ha scritto Young. “Non sarà facile finché cercherà di trasformare le nostre città in campi di battaglia per poter annullare le nostre elezioni con la legge marziale e sottrarsi a ogni responsabilità”. Nel suo intervento, il cantautore richiama anche alla responsabilità collettiva, invitando la popolazione a non restare in silenzio e a rispondere attraverso forme di mobilitazione pacifica. “Qualcosa deve cambiare”, ha continuato Young. “Sappiamo cosa fare. Ribellarci. Pacificamente a milioni. Troppe persone innocenti stanno morendo”. Infine Young prende di mira l’ICE, utilizzando un’immagine simbolica per descrivere la situazione attuale del Paese: “Fa un freddo glaciale qui in America”. “Ogni sua mossa mira a creare instabilità per poter rimanere al potere”. In conclusione, Young invita i lettori a reagire guidati dall’empatia e non dal timore, richiamando valori come “l’amore per la vita” e “l’amore reciproco”.

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