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Il sogno del Papa a Gaza

10 maggio 2026|Marco Garzonio
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L'ambrosiano di Marco Garzonio

Mi è stato raccontato un sogno. Visto argomento e situazione sono autorizzato a condividerlo. Ecco il racconto: «Ho sognato che il Papa era andato a Gaza. Ricordo tre scene. La prima. Leone è accompagnato da una donna che ha casco e giubbotto antiproiettile, con la scritta PRESS. Il Papa veste la talare bianca senza la mozzetta rossa; di colorato reca sul petto una croce di legno tipo quelle che i carcerati di Opera realizzano con i legni dei barconi dei migranti naufragati a Lampedusa. La strada è lunare, lastricata di macerie. Ai lati mozziconi di case. La giornalista sembra essere Mariam Abu Dagga la giovane palestinese fotoreporter che l’esercito di Netanyahu ha assassinato insieme ad 5 altri colleghi. Dice Mariam a Leone: «Non vogliono testimoni, la verità gli fa paura; ci hanno uccisi ormai in 260. Usano i crimini di Hamas per far fuori un popolo». Cambia scena. Il Papa cammina in una tendopoli molto affollata e sgangherata. Anche qui lo guida una donna. Fanno lo slalom tra pozzanghere, panni stesi, qualche fornelletto, bambini magrissimi mezzi nudi che piangono incollati a mamme resistenti, uomini dagli occhi vuoti. Il Papa finisce in più d’una pozzanghera. L’abito bianco è schizzato di fango. La donna sorride. Potrebbe essere Jehad Jardou, poeta, fotografa, artista visiva. Non ha 30 anni. Racconta a Leone che Dio l’ha benedetta: l’esercito israeliano le ha ucciso papà e fratello, lei ha vagato: bombe, sgombri, tende, riva del mare ed è riuscita anche ad innamorarsi, hanno avuto un bambino, l’han chiamato Adam. Il Papa ha un sorriso teso. Mi sembra dica: «Come il primo uomo». Sul suo volto scendono lacrime. Mi colpisce nel sogno che nessuno cerchi di dire qualcosa al Papa. Penso a due disperazioni che camminano l’una accanto all’altra, si comprendono senza parole, guardandosi negli occhi. La terza scena: il Papa arriva presso un cratere provocato da un ordigno micidiale. Dentro un gruppo di bambinetti gioca a far funerali. Con cartoni han confezionato barelle e mimano quel che ogni giorno vedono fare dai grandi. Il Papa spalanca le braccia davanti a quella voragine. Improvvisamente con fragore arrivano 4 elicotteri. É un attimo: atterrano, si precipitano giù soldati israeliani con i fucili puntati, Leone è attorniato. Uno dei bambini che giocava ai funerali risale di corsa l’erta del cratere e si pone davanti al Papa come a fargli da scudo. Il Papa gli pone entrambe le mani sul capo. L’ufficiale del commando urla a Leone: «Che cosa sei venuto a fare? La tua è una manifestazione strumentale, è propaganda a scarso rischio e a molto ritorno mediatico. Che cosa vuoi? Essere fermato per tre o quattro ore e poi gridare che sei stato torturato? È a questo che aspiri?». L’ufficiale ha fattezze che potrebbero ricordare un noto esponente politico italiano. I soldati non abbassano i fucili. Sono così spaventato che mi sveglio di soprassalto, sudatissimo».

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