“Rivoluzione del 26 giugno” a Gaza: protesta strumentalizzata e popolazione senza voce

«Dignità», «libertà» e «giustizia» sono le tre parole che appaiono sul manifesto pubblicato online. Potrebbe essere riassunta così la locandina circolata sui social con cui è stata indetta la mobilitazione di oggi a Gaza. Sulla pagina sventolano le bandiere palestinesi e le richieste sono scritte nero su bianco: una vita lontana dalla povertà e dalle tende, un governo democratico che rispetti il volere del popolo, elezioni autentiche e un futuro per i propri figli. Una mobilitazione indetta in una dozzina di località della Striscia che viene chiamata «rivoluzione del 26 giugno».
Su internet è stata promossa soprattutto profili lontani da Gaza e i media che riprendono la notizia sottolineano questo aspetto. Ne è un esempio +972, un magazine israelo-pastinese che parla di un movimento spinto soprattutto da attivisti e giornalisti della diaspora palestinese. Alcuni sarebbero affiliati a Fatah, altri sarebbero indipendenti. Secondo Al-Akhbar, un quotidiano di Beirut, i primi due a parlare di rivoluzione del 26 giugno sui social sarebbero stati due giornalisti egiziani. Hanno scritto: «Avete tollerato Hamas per vent’anni, non potete tollerare noi per due giorni?». Le reazioni sono state variegate.
Mohammed Altool è tra i fondatori del movimento Bedna Na’eesh, ovvero «vogliamo vivere», slogan sotto cui i palestinesi di Gaza si sono uniti in protesta nel 2017. Secondo Altool, la rivoluzione del 26 giugno si inserisce in quello stesso solco e spera che segni la nascita di un nuovo movimento civico. I giornali israeliani parlano invece di proteste squisitamente anti-Hamas, aggiungendo che i miliziani sarebbero in allerta e pronti a reprimerle duramente. Alcuni, come il Jerusalem Post, scrivono che l’Idf si aspetta che le rivolte arrivino a ridosso della linea gialla, e per questo l’esercito è in stato di allerta. C’è poi Hamas, che nega l’esistenza di malumore tra la popolazione e punta il dito contro Israele.
Nelle piazze, però, non si registrano mobilitazioni o assembramenti. A dirlo è una fonte di Radio Popolare nella Striscia di Gaza. Racconta che era nata come una chiamata spontanea, ma che Israele e le milizie che ci collaborano l’hanno strumentalizzata. Si tratta di milizie che stanno oltre alla linea gialla, composte da circa un migliaio di persone. «Da quando la popolazione ha saputo che c’è di mezzo il nemico», ci spiega, «ha lasciato perdere perché ha perso significato».
Non ci sarà nessuna rivoluzione, oggi. +972 Magazine parla di un copione che si ripete da anni: le proteste vengono strumentalizzate da entrambe le parti per i propri fini e le persone, in tutto questo, non hanno spazio per far sentire la propria voce.
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