La qualificazione di Capo Verde ai mondiali di calcio ha risvegliato l’orgoglio nazionale nella musica dell’Isola

Comunque finisca, per il Capo Verde sarà un trionfo: il fatto stesso di essere arrivato ai mondiali, e di essersi comportato onorevolmente nelle prime partite, rappresenta un exploit clamoroso per un Paese che conta soltanto mezzo milione di abitanti che risiedono in patria – nell’arcipelago in mezzo all’Atlantico, al largo delle coste del Senegal – e circa settecentomila capoverdiani della diaspora, con rilevanti comunità immigrate in Usa, Senegal, Portogallo, Olanda, Francia, Svizzera, Lussemburgo, Italia ed ex colonie portoghesi in Africa. Il Capo Verde ha raggiunto l’indipendenza dal Portogallo nel 1975: prima della partecipazione ai mondiali di calcio di quest’anno, in mezzo secolo ha conosciuto una sola altra grande affermazione sul piano internazionale, ed è stato il successo si può dire planetario di Cesaria Evora. Significativa la testimonianza di José da Silva, dagli anni ottanta artefice come manager e discografico delle fortune della Evora; nato a Praia, oggi capitale del Capo Verde, e cresciuto a Dakar, capitale del Senegal, da Silva arrivò in Francia con la madre a tredici anni: “In Francia quando avevo vent’anni giocavo a pallone, ma io e i miei amici non dicevamo che eravamo capoverdiani: il Capo Verde nessuno neanche sapeva dov’era! Giocando a calcio ci veniva bene raccontare che eravamo brasiliani: è stato solo dopo il successo di Cesaria che ho cominciato a dire che ero capoverdiano”. Da Silva negli anni ottanta prese in mano la carriera di Cesaria Evora, disillusa e ormai non più giovane, trasformandola in una star mondiale: per due decenni il successo di Cesaria funzionò come potente traino per la musica del Capo Verde, aprendo uno spazio a livello internazionale anche per diversi altri protagonisti della musica dell’arcipelago e della sua diaspora. La scomparsa nel 2011 di Cesaria Evora ha rappresentato per il Capo Verde non soltanto la perdita di una artista-simbolo, altamente rappresentativa della cultura e della identità del Paese, ma si è tradotta in un vuoto in termini di visibilità per la musica capoverdiana ma anche per il Capo Verde stesso. Proprio per reagire a questa situazione, dopo la morte di Cesaria Mario Lucio, affermato cantautore e scrittore capoverdiano, e all’epoca ministro della cultura, diede impulso alla creazione dell’Atlantic Music Expo, manifestazione che si tiene ogni anno a Praia, destinata a richiamare sulla musica del Capo Verde e sul Paese stesso l’attenzione internazionale. Tuttavia la morte di Cesaria è coincisa poi con una fase di grandi trasformazioni nel mondo globale della musica, le cui dinamiche penalizzano un Paese come il Capo Verde. Il declino del supporto fisico del compact disc e la sparizione dei punti vendita ha significato una brutale perdita di ritorno economico per artisti e discografici capoverdiani, non rimpiazzata dalle risibili percentuali che arrivano dalle piattaforme; sulle quali gli artisti capoverdiani, avendo come riferimento una base di pubblico capoverdiano poco numerosa, stentano ad emergere, non incentivando così, in un circolo vizioso, i produttori ad investire su di loro. Emblematico il caso dello stesso José da Silva, che ha messo largamente in stand by l’attività della sua etichetta Lusafrica, con cui pubblicava Cesaria Evora ma con ottimi risultati anche altri artisti capoverdiani, africani e cubani, e si è riposizionato su un’altra sua etichetta, Harmonia, con cui produce artisti capoverdiani – pubblicandoli quasi esclusivamente in digitale – per il mercato dell’arcipelago e della diaspora. E’ proprio Harmonia che ha prodotto e pubblicato ‘Nôs óra dja txiga’, l’inno ufficiale della partecipazione della squadra capoverdiana ai mondiali, un brano che riunisce artisti di varie isole e generazioni, miscelando diversi generi e ritmi dell’arcipelago, dal funaná all’hip hop.
Articoli correlati


