Le fatiche della Repubblica. Il presidente Mattarella e l’esempio dell’assemblea costituente

La Repubblica non nasce né da un soffio, né da un caso. Né da un risiko o un azzardo tra un sì e un no. Tutt’altro. Le origini della Repubblica d’Italia sono fatte di fatiche, difficili compromessi, condivisioni non scontate di valori. È un po’ questo il messaggio che il presidente della Repubblica Sergio Mattarella sembra aver voluto inviare ieri, in occasione degli 80 anni dell’assemblea costituente. Ha citato Ferruccio Parri, uno dei fondatori della Repubblica, per spiegare com’è stato duro risalire la corrente verso la democrazia. «Pesa gravemente sul nostro senso di dignità nazionale – dice Mattarella citando Parri – la parte che ci è riservata di nazione vinta». Un’altra citazione – di cui l’intervento di Mattarella è ricchissimo – è quella dell’ex ministro costituente Carlo Sforza: «in futuro parrà miracoloso cosa abbiamo fatto per rifar l’Italia dopo lo sfacelo del 1943». Ecco la lezione della Costituente, secondo Mattarella: ricordare l’affronto di nazione vinta e il miracolo della ricostruzione. Ma per arrivare alla ricostruzione si è pagato un prezzo. E per Mattarella è stato un prezzo troppo alto. «È stato alto per i partigiani, per le popolazioni sottoposte alle vessazioni nazi-fasciste, per i militari, per gli italiani di origine ebraica avviati ai campi di sterminio e per quelli – dice Mattarella – che nella Brigata Ebraica e nelle formazioni partigiane parteciparono alla liberazione d’Italia». Infine, il presidente Mattarella ha lasciato ai suoi interlocutori una sorta di eredità, che origina proprio dall’assemblea costituente. Quale eredità? «La fusione tra gli ideali di indipendenza e unità del Risorgimento – ha detto il presidente – con gli ideali ‘nuovi’ della Resistenza al nazifascismo e della lotta contro la tirannide».
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