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Il Green Pass obbligatorio per tutti i lavoratori, la proposta di un’Unione europea della difesa e le altre notizie della giornata

Pechino Ucraina Ursula von der Leyen commissione europea

Il racconto della giornata di mercoledì 15 settembre 2021 con le notizie principali del giornale radio delle 19.30. I sindacati confermano che il governo sta per dare il via libera ad un decreto che prevede l’obbligo del Green Pass nel pubblico e nel privato. Tre giorni dopo le dichiarazioni di Enrico Letta sullo Ius Soli, il leader del Movimento 5 Stelle chiude la porta al segretario del PD. La presidente della Commissione europea Von der Leyen ha rilanciato il tema di un’Unione europea della difesa, anticipando un vertice dedicato sotto la prossima presidenza francese. L’aumento del prezzo dell’energia avrà un impatto estremamente pesante sui bilanci familiari e di chi lavora, ma rischia di essere una stangata fantasma che difficilmente si vedrà nei numeri. Oggi, intanto, in presenza del Ministro Orlando, Amazon e i sindacati confederali hanno firmato un accordo che riguarda i dipendenti diretti e gli interinali. Infine, l’andamento della pandemia di COVID-19 in Italia.

Von der Leyen rilancia il tema dell’Unione europea della difesa

La presidente della Commissione europea Von der Leyen – nel discorso sullo stato dell’Unione davanti all’Europarlamento – ha rilanciato un classico tema dell’integrazione europea. E lo ha fatto partendo da quello che è successo in Afghanistan.
“Quello che è accaduto – ha detto Von der Leyen – deve fare riflettere. L’Europa dovrebbe essere in grado e avere la volontà di fare di più in autonomia. Ma per farlo serve “un’Unione europea della difesa”. In passato, ha ammesso Von der Leyen, è mancata la «volontà politica» che invece ora va sviluppata.
Inoltre, per la Von der Leyen, “è essenziale migliorare la cooperazione in materia di intelligence”. Questi temi saranno sviluppati, ha anticipato, sotto la presidenza francese con un vertice dedicato alla difesa UE.
La creazione di una politica comune di difesa europea, che passerebbe per forza di cose dalla creazione di forze armati comuni, come si diceva, è un grande tema che ciclicamente torna: basti pensare a Valery Giscard d’Estaign.
Ma non se ne è mai fatto niente, o quasi. Motivi politici: la presenza ingombrante della Nato. E ragioni economiche: gli enormi investimenti che sarebbero richiesti agli Stati. Certo, si sono fatti alcuni passi, ma comunque si è rimasti a forme di collaborazione e non certo a una vera politica di difesa comune, e nemmeno a una politica estera europea.
Ora la crisi afghana ha rilanciato la questione. Il ritiro unilaterale delle truppe statunitensi ha evidenziato ancora una volta la forte dipendenza dell’Europa dalla politica estera e di sicurezza di Washington.

Green Pass obbligatorio per tutti i lavoratori: il decreto è in arrivo

(di Anna Bredice)

I sindacati confermano che il governo sta per dare il via libera ad un decreto che prevede l’obbligo del Green Pass nel pubblico e nel privato, anche se gli stessi sindacati a Draghi hanno espresso la loro richiesta principale, che non è il Green Pass ma l’obbligo vaccinale per tutti i lavoratori. Una proposta che Draghi, racconta il segretario della Cgil Landini all’uscita dall’incontro, per ora non prende in considerazione. Se ci sarà l’obbligo di mostrare il certificato verde all’ingresso delle aziende, ma non è confermato che sia sicuramente domani l’approvazione di questa parte, la Cgil, ma anche gli altri sindacati, pretendono che i tamponi a quel punto siano gratuiti, “i lavoratori non devono pagare per entrare nel posto di lavoro“, dice Landini. Ma questo è un nodo che ancora non è sciolto, perché se il dipendente non paga a farlo dovranno essere o le aziende o il ministero della Sanità e, seconda questione, la gratuità del tampone toglierebbe efficacia alla campagna vaccinale. Ma il governo, in particolare Draghi, va per la sua strada, ha anticipato la convocazione delle parti sociali ad oggi, ma ai sindacati non ha ancora detto se il via libera avverrà domani, sicuramente il provvedimento entrerà in vigore entro fine ottobre. Ma ci sono ancora alcuni aspetti da definire: quali sanzioni applicare? Il segretario della Uil ha chiesto al governo che non si arrivi al licenziamento del lavoratore che non ha il certificato e ha assicurato che il governo ha dato garanzie in questo senso, si potrebbe applicare quindi una sospensione del lavoro senza retribuzione fino a quando ci sarà lo stato di emergenza, ma nel caso un datore di lavoro facesse entrare un dipendente senza green pass che sanzioni ci sarebbero per entrambi? Sono alcuni aspetti su cui sono al lavoro a Palazzo Chigi, dove si accelera verso un decreto legge già nelle prossime ore, sicuramente per la parte del pubblico impiego, si vedrà se anche per tutti gli altri lavoratori.

Conte chiude la porta a Letta sullo Ius Soli

(di Luigi Ambrosio)

Conte stoppa Letta sullo Ius Soli. Adesso per Letta è un problema.
Sono passati appena tre giorni da quando il segretario del PD aveva ribadito che lo Ius Soli deve essere approvato. E ora l’alleato del PD, il Movimento 5 Stelle, chiude la porta.
Le parole di Conte per dire no alla legge sulla cittadinanza per i figli degli stranieri nati in Italia sono un capolavoro di contorsione: “In questo momento lo Ius Soli non è all’ordine del giorno perché non stiamo discutendo di questo durante questi giorni”. Conte promette che promuoverà una conferenza nazionale sul tema e chiede un dibattito con la popolazione. Insomma, meglio non forzare su temi che potrebbero essere impopolari e certamente non in campagna elettorale.
La scorsa settimana lo stesso ragionamento, evitare di discutere in campagna elettorale di temi che potrebbero creare problemi politici, era stato usato da Monica Cirinnà del PD per giustificare il rinvio sine die della discussione sulla legge Zan contro la omotransfobia.
Non solo Conte e il Movimento 5 Stelle. Sui diritti delle persone anche nel PD c’è chi preferisce evitare rischi, soprattutto quando le urne si avvicinano. Rischi presunti naturalmente, immaginando che gli elettori non gradirebbero. Chi è in difficoltà è Letta che trova opposizioni dentro il suo partito e nel principale alleato.
E per il futuro si può immaginare che i problemi aumenteranno visto che ancora di fatto la discussione politica non è iniziata, a parte qualche presa di posizione personale, sui due quesiti referendari che stanno raccogliendo centinaia di migliaia di firme: l’eutanasia legale e la depenalizzazione della cannabis.

La stangata fantasma in arrivo sul potere di acquisto di stipendi e retribuzioni

(di Massimo Alberti)

L’aumento del prezzo dell’energia avrà un impatto estremamente pesante sui bilanci familiari e di chi lavora. Non solo per le bollette di ogni singola utenza, e più in generale sull’aumento dei prezzi che innescherà per tutti i beni che con l’energia si producono, e che verosimilmente verranno scaricati sugli utenti finali. Ma nel complesso la legnata sarà sul potere di acquisto di stipendi e retribuzioni, in assenza di meccanismi di adeguamento automatici, ed a causa dei sistemi di rinnovo contrattuale. E sarà una stangata fantasma, che difficilmente si vedrà nei numeri. Se il paniere Istat, che comprende il costo dell’energia, segnalerà questa crescita, la parola da conoscere è IPCA. L’IPCA è l’indice europeo che monitora l’andamento dei prezzi, al netto dei costi dell’energia, ed è il riferimento dei rinnovi contrattuali.
Prendiamo ad esempio un contratto appena rinnovato come quello metalmeccanico firmato dai confederali: 112 euro lordi che non solo non tengono conto degli aumenti precedenti, ma che sarà eroso in modo consistente dai pesanti aumenti energetici che ci aspettano. Di cui il primo è stato proprio a giugno. Attualmente sono in attesa di rinnovo 39 contratti per circa 7,3 milioni di lavoratori e il 57,9% del monte retributivo complessivo. Basandosi sull’IPCA, a fronte dell’aumento dei beni energetici prospettato, di fatto partono già in perdita. Per non parlare di quanto inciderà su chi un contratto non ce l’ha. A questo si aggiunge un rischio: le imprese che per ragioni di mercato non potranno scaricare sul prezzo finale l’aumento dei costi di produzione, dove lo scaricheranno? Ancora sui salari? Per le parti più deboli della popolazione gli aumenti dell’energia sono tema cruciale. In Spagna il governo di Podemos e socialisti lo ha capito ed già intervenuto subito. Cosa aspetta quello italiano?

Cosa prevede l’accordo tra Amazon e i sindacati

(di Diana Santini)

Benvenuti in un paese normale, dove un’azienda che impiega decine di migliaia di persone riconosce il ruolo del sindacato e lo strumento della contrattazione collettiva, nazionale e locale, nella gestione dei propri stabilimenti. Eppure c’è voluto uno sciopero, quello del marzo scorso, il coinvolgimento del ministero del lavoro e mesi di discussione. Il protocollo però oggi è realtà, e almeno sulla carta, le intenzioni sono buone. Amazon e i sindacati confederali hanno firmato, alla presenza del ministro Orlando, un accordo che prevede: momenti di confronto periodico, condivisione delle strategie di sviluppo aziendale, verifica delle opportunità di formazione per i lavoratori, monitoraggio degli andamenti occupazionali, dei percorsi di crescita e continuità occupazionale. L’accordo riguarda i dipendenti diretti e gli interinali, circa 20mila persone. Non è invece ancora arrivato a conclusione il tavolo con le società di trasporto che lavorano in esclusiva per il colosso di Jeff Bezos, 82 aziende riunite nella sigla Assoespressi per un totale di 15/16mila addetti. E poi ci sono tutti i lavoratori dei corrieri esterni: Poste, Fedex, SDA e via dicendo: per ora il tema della filiera non è stato affrontato. C’è un ultima osservazione da fare: Amazon si impegna a rispettare il contratto nazionale della logistica, rinnovato quest’estate, che però non è certo il paradiso in terra: a fronte di un aumento salariale lordo davvero contenuto, nessun miglioramento è stato ottenuto sul piano dell’organizzazione del lavoro. Il quadro di riconoscimento reciproco comunque da oggi c’è: è il primo a livello europeo e per i sindacati il lavoro difficile inizia ora: turni, mansioni, retribuzione straordinari. Da adesso, se non altro, si tratta, e c’è già un primo appuntamento, il 24 settembre, per cominciare a entrare nel merito.

L’andamento dell’epidemia di COVID-19 in Italia

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    Redazione
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    Solo poche delle 368 vittime della strage di Lampedusa del 3 ottobre 2013 hanno un corpo e un nome, sia perché molti corpi non sono stati recuperati, sia perché solo di pochi c’è stato un prelievo del Dna e la faticosa ricerca del match con i parenti delle vittime che si sono rintracciate nel corso di questi anni. Ma il Comitato 3 Ottobre, organizzazione no profit fondata all'indomani del naufragio di Lampedusa, continua a lavorare con i familiari e con il Labanof, il Laboratorio di Antropologia e Odontologia Forense dell'Università degli Studi di Milano, per dare un nome a ciascuno di loro. “Chiediamo solo di recuperare i morti e raccogliere i campioni, quest’anno siamo riusciti a dare una risposta a 12 famiglie, ce ne sono altre 65 che hanno chiesto il nostro aiuto solo nell’ultimo mese”, ci spiega Tareke Brhane, Presidente Comitato 3 Ottobre, che chiede il riconoscimento di una Giornata della Memoria, da celebrare ogni 3 ottobre a livello europeo per onorare i migranti deceduti, così come le persone che hanno rischiato la propria vita per salvarli.

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