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I progressi per un cessate il fuoco, il via libera dall’UE ai nuovi aiuti per l’Ucraina e le altre notizie della giornata

Consiglio UE Meloni

Il racconto della giornata di giovedì 1 febbraio 2024 con le notizie principali del giornale radio delle 19.30. Gli Stati Uniti avrebbero approvato i piani per attaccare obiettivi iraniani, tra cui personale e strutture, in Iraq e Siria. Oggi intanto al ministero della difesa di Tel Aviv si è riunito il gabinetto di guerra, al quale seguirà una riunione del gabinetto di sicurezza nazionale. I 27 paesi dell’Unione Europea hanno dato il via libera alla revisione del bilancio 2021-2027 che prevede un pacchetto di aiuti all’Ucraina di 50 miliardi di euro. L’amministratore delegato di Stellantis, il gruppo nato dalla fusione di Fiat-Chrysler e Peugeot, ha detto che le fabbriche italiane della società sono a rischio “se non si danno sussidi per l’acquisto di veicoli elettrici”.

L’UE sblocca i nuovi aiuti per l’Ucraina

Un compromesso che ha più il sapore della mezza sconfitta che della vittoria per Viktor Orban. I 27 paesi dell’Unione Europea hanno dato il via libera alla revisione del bilancio 2021-2027 che prevede un pacchetto di aiuti all’Ucraina di 50 miliardi di euro.
L’opposizione dell’Ungheria è venuta meno dopo un ultimo rush finale di negoziato durante il quale i leader europei hanno alternato pressioni a promesse nei confronti del primo ministro di Budapest. Orban, che aveva chiesto una verifica annuale al pacchetto nei confronti di Kiev, ha ottenuto solo la promessa degli altri paesi europei di valutare una possibile revisione tra due anni. Inoltre, i leader della UE hanno concesso a Orban un passaggio del documento finale in cui ricordano come l’applicazione del meccanismo che condiziona l’esborso da parte della Commissione Europea dei fondi europei al rispetto dello stato di diritto debba essere proporzionata e imparziale.
In pratica, l’UE ha vagamente promesso a Orban una linea meno dura sull’erogazione dei fondi anche di fronte alle violazioni dello stato di diritto da parte dell’Ungheria.
Dopo un mese di trattative, l’esito di questo vertice però appariva scontato. Germania e Francia non hanno accettato di cedere al ricatto di Orban, l’Italia si è proposta come mediatrice.
Una determinazione nel dare i fondi a Kiev determinata dall’attuale situazione della guerra in Ucraina, dalle minacce russe ai baltici – paesi membri dell’Unione Europea – e all’incognita delle prossime elezioni USA.
I 50 miliardi a Kiev sono anche un messaggio agli Stati Uniti. I fondi americani sono bloccati al Congresso dai repubblicani. È stato Trump a chiedere ai deputati e senatori del suo partito di non approvare il pacchetto proposto da Joe Biden. I miliardi europei serviranno al processo di integrazione di Kiev nella Unione Europea.

Gli USA preparano la risposta all’attacco di domenica in Giordania

Gli Stati Uniti avrebbero approvato i piani per attaccare obiettivi iraniani, tra cui personale e strutture, in Iraq e Siria. Lo riferisce una fonte informata statunitense a CbsNews. La decisione arriva dopo l’attacco che domenica ha ucciso tre soldati americani in Giordania, vicino al confine con la Siria. Il capo del pentagono Lloyd Austin ha spiegato che la risposta all’attacco in Giordania sarà a più livelli, e avverrà in più momenti.
Il presidente degli Stati Uniti Joe Biden, inoltre, ha firmato oggi un ordine esecutivo che impone sanzioni finanziarie e il blocco del visto a quattro coloni israeliani in Cisgiordania che hanno attaccato civili palestinesi. “La violenza ha raggiunto livelli intollerabili” ha detto il capo della Casa Bianca.
La notizia, che arriva a pochi giorni dalla visita del Segretario di Stato USA Antony Blinken in Israele, ha già scatenato reazioni nell’ala più estremista del governo israeliano, che ha al suo interno anche rappresentanti del movimento dei coloni. Il ministro delle Finanze, Bezalel Smotrich, ha accusato Biden di cooperare con gli antisemiti. Anche Netanyahu ha criticato la decisione. “Non c’è motivo di adottare misure straordinarie”, ha detto il premier israeliano.

Passi in avanti nelle trattative per un cessate il fuoco

Poco fa al ministero della difesa di Tel Aviv si è riunito il gabinetto di guerra, al quale seguirà una riunione del gabinetto di sicurezza nazionale. Al centro degli incontri ci sarà la discussione del possibile accordo sugli ostaggi.

(di Martina Stefanoni)

Il portavoce del ministero degli Esteri del Qatar ha annunciato che Doha ha ricevuto “un’iniziale risposta positiva” da Hamas sulla bozza di accordo stilata al vertice di Parigi e ha aggiunto che “anche Israele avrebbe accettato la proposta di cessate il fuoco”. Secondo il ministero qatariota, l’intesa non è ancora stata finalizzata, ma le parti si sarebbero accordati sulla sostanza.
Per il Qatar ad essere in discussione ora sarebbero i dettagli, mentre il governo Israeliano continua a smentire ogni notizia che sembra mostrare passi avanti nei negoziati. Per Netanyahu la questione è anche e soprattutto interna.
Un negoziato con Hamas potrebbe rappresentare la caduta del suo governo e quindi, molto probabilmente, della sua carriera. L’ala più estrema infatti continua ad opporsi ad ogni negoziato che porti alla fine della guerra, mentre l’opposizione spinge perché gli ostaggi israeliani vengano portati a casa “ad ogni costo”.
Dal punto di vista di Hamas, invece, le dichiarazioni pubbliche sembrano più possibiliste. Oggi una delegazione della Jihad Islamica ha raggiunto al cairo quella di Hamas – guidata dal capo politico Ismail Hanyie – dove sono proseguiti i dialoghi con l’intelligence egiziana. Una fonte palestinese vicino ai negoziati ha detto a reuters che difficilmente Hamas rifiuterà l’offerta di un accordo sugli ostaggi, ma non la firmerà senza la garanzia che Israele si impegnerà a porre fine alla guerra. Su questo, probabilmente si concentreranno le discussioni dei prossimi giorni.

L’avvertimento di Stellantis al governo Meloni

Oggi l’amministratore delegato di Stellantis, il gruppo nato dalla fusione di Fiat-Chrysler e Peugeot, ha detto che le fabbriche italiane della società sono a rischio “se non si danno sussidi per l’acquisto di veicoli elettrici”. Carlos Tavares, intervistato dall’agenzia finanziaria Bloomberg, ha accusato il governo Meloni e lanciato un avvertimento in particolare per gli stabilimenti di Mirafiori e Pomigliano. Una settimana fa la Presidente del Consiglio aveva criticato l’azienda sostenendo che produca troppo poco in Italia. Il nostro collaboratore ed editorialista Andrea Di Stefano:


 

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    Come possiamo pensare di uscire da un lungo periodo di stagnazione dell’economia italiana, quando lo zero-virgola regna ancora incontrastato in alcune importanti statistiche italiane? Mi riferisco al dato pubblicato ieri dall’Istat nella “Nota sull’andamento dell’economia italiana”. A questo proposito l’Istat ci ha detto che nel terzo trimestre dell’anno scorso (tra luglio e settembre 2025) l’aumento del Pil italiano è stato dello….0,1% rispetto ai tre mesi precedenti (aprile-giugno 2025). Se guardiamo agli scambi commerciali con l’estero (import ed export) la crescita tra agosto e ottobre scorsi è stata dello 0,3% per le esportazioni e dello 0,2% per le importazioni. Nelle stesse ore in cui ieri l’Istat diffondeva i suoi dati nella nota congiunturale veniva pubblicato un altro documento – importante - di analisi della congiuntura: un report su lavoro e demografia redatto dal centro ricerche REF, autorevole centro di ricerche economiche milanese, diretto da Fedele de Novellis, ospite oggi a Pubblica.

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    “Justice for Palestine” ovvero un milione di firme in un anno per dire non vogliamo più l’accordo di Associazione con Israele, almeno finché non ci sarà il pieno rispetto dei diritti dei palestinesi. L’iniziativa è promossa da European Left Alliance, all’interno della piattaforma per le petizioni di “iniziativa dei cittadini europei” che rendono poi obbligatoria la risposta della Commissione a una richiesta che raggiunga le firme. Perché l’Europa non ha preso alcuna posizione significativa nei confronti del governo israeliano, anzi, pur essendo con 42 miliardi anno il principale partner commerciale di Tel Aviv. “Siamo sia il più grande importatore che esportatore verso Israele, abbiamo una grande leva, la politica commerciale: dovremmo condizionarla al rispetto dei diritti umani come in realtà prevederebbe proprio l’accordo di associazione”, sottolinea Giorgio Marasà Responsabile Esteri di Sinistra Italiana che aderisce.

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