Approfondimenti

Rezza e Mastrella: la carne esplode e si ribella

Dire di cosa parla uno spettacolo di Antonio Rezza e Flavia Mastrella è un’impresa condannata al fallimento in partenza. Parla di tutto. E di niente. Parla di noi. Anche quando non vorremmo sentire ma non possiamo farne a meno. E soprattutto parla.

Un fiume incessante di parole, sovrapposte, giustapposte, allineate. Frasi reiterate fino ad assumere un senso anche se prima non l’avevano. E un esplosione di carne (quella dei bravi e giovani artisti che affiancano Rezza), di colori e macchine di scena surreali e magiche (quelle pensate e guidate da Flavia Mastrella) che sbotta e si ribella dietro alla costrizione di un muro.

Così, si passa da una lunga serie di operazioni matematiche farlocche, ma non prive di un’assurda logica, a un vertice internazionale che si va sempre più restringendo per l’incapacità di riunire tutti i partecipanti, a un’amara quanto sarcastica riflessione sull’età della pensione, passando per un momento liberatorio in cui un’orchestra di sederi al vento si sublima nella reiterazione, fino a un lungo viaggio nel sonno, vero motivo del successo di Freud, e all’impossibilità per alcuni esseri umani, di sopportare anche solo un minuto in cui il silenzio non sia rotto dalla propria voce.

Non vi viene in mente qualcosa, anzi, non vi vengono in mente molte cose? Cocteau, Beckett, Pasolini, la commedia dell’arte?
Ma forse no, è solo un’impressione.

Antonio Rezza e Flavia Mastrella sono venuti a trovarci a Cult all’indomani del debutto milanese, all’Elfo Puccini di Milano, del loro nuovo spettacolo “Anelante”.

Ascolta l’intervista ad Antonio Rezza e Flavia Mastrella

rezza mastrella anelante

  • Autore articolo
    Ira Rubini
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    Un percorso attraverso la stratificazione sociale italiana, un viaggio nell’ascensore sociale del Belpaese, spesso rotto da anni e in attesa di manutenzione, che parte dal sottoscala con l’ambizione di arrivare al roof top con l’obiettivo dichiarato di trovare scorciatoie per entrare nelle stanze del lusso più sfrenato e dell’abbienza. Ma anche uno spazio per arricchirsi culturalmente e sfondare le porte dei salotti buoni, per sdraiarci sui loro divani e mettere i piedi sul tavolo. A cura di Alessandro Diegoli e Disma Pestalozza

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