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Resta in carcere il consulente dei Regeni

Ahmed Abdallah, il consulente egiziano della famiglia di Giulio Regeni, resterà in carcere. Lo ha deciso la Corte d’assise del Cairo, ordinando un prolungamento del fermo per altri 45 giorni. I legali di Abdallah hanno annunciato che faranno ricorso.

Sabato scorso i giudici del Tribunale del Cairo avevano deciso il rilascio di Abdallah su cauzione. La Procura egiziana ha presentato un appello, che oggi è stato accolto dalla Corte d’assise.

Ahmed Abdallah è una delle figure di primo piano della Commissione egiziana per i diritti e le libertà, una delle più prestigiose Ong del Cairo. Era stato arrestato il 25 aprile – esattamente tre mesi dopo l’omicidio del ricercatore italiano – con l’accusa di attività sovversiva. All’epoca la famiglia di Giulio Regeni si disse “angosciata” per l’arresto, chiedendo l’immediata scarcerazione. Da allora si sono mobilitate anche diverse associazioni per i diritti umani, tra cui Amnesty International.

“C’è questo conflitto tra due poteri dello Stato in Egitto, per cui ogni volta che un tribunale concede la libertà su cauzione, la Procura ricorre”, ci spiega Riccardo Noury, portavoce di Amnesty Italia. “Speravamo che questa volta Ahmed uscisse di prigione e invece lo aspetta un altro mese e mezzo di detenzione. Questa tattica della Procura è un modo per zittire la società civile e i difensori dei diritti umani“.

 

Ascolta qui l’intervista integrale di Lorenza Ghidini a Riccardo Noury

Riccardo Noury

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    Centinaia di migliaia di persone in 50 città, secondo gli organizzatori, tanti studenti e movimenti per la Palestina insieme ai lavoratori hanno animato le piazze dello sciopero generale indetto unitariamente dalle sigle del sindacalismo di base contro la manovra economica. Una manovra di guerra, condizionata dalla necessità di aumentare le spese militari e che taglia salari e stato sociale, il centro della protesta. A Roma la manifestazione si è concentrata davanti a Montecitorio, molto partecipati anche i cortei di Milano e di Genova, aperto dai lavoratori portuali insieme a Greta Thunberg. A Torino un gruppo di manifestanti a volto coperto ha fatto irruzione nella redazione de LA Stampa, vuota per lo sciopero, lasciando scritte e buttando all’aria materiali di lavoro. Il Cdr e il sindacato dei giornalisti hanno duramente condannato l’atto. A Venezia ci sono state cariche e l’uso di idranti quando i manifestanti hanno cercato di raggiungere la sede dell’industria militare Leonardo. Le interviste realizzate al corteo di Milano da Martino Fiumi.

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