Dopo il Minnesota, l’ICE arriva nello stato più bianco degli Stati Uniti: il Maine

Dopo il Minnesota, dopo la California, dopo l’Oregon, dopo molte altre città democratiche, è la volta del Maine. Anche qui, nello stato più bianco d’America, dove solo il 4%, circa 56 mila persone, viene da America Latina, Asia, Africa, si stanno scatenando gli arresti e le deportazioni dell’ICE. L’operazione degli agenti federali, chiamata Catch of the Day, è iniziata il 21 gennaio e doveva, nelle intenzioni annunciate dal Department of Homeland Security, prendere di mira i peggiori dei peggiori, quindi degli illegali con un passato criminale. In realtà, delle 206 persone prese in custodia in Maine dal 21 gennaio, solo 4 avevano avuto problemi con la giustizia. Tutti gli altri, erano persone con lavori, famiglia, una rete di normalissime relazioni.
Anche in Maine, del resto, si sta verificando una situazione simile a quella di altri Stati. Gli agenti dell’ICE procedono a piccoli gruppi, mascherati se sono in divisa, molto spesso in abiti civili, per identificare meglio i presunti sospettati. Si appostano fuori dei posti di lavoro, delle scuole, degli ospedali, delle chiese. Fermano, arrestano, fanno sparire le persone. Il copione non è appunto molto diverso da quello degli altri Stati e delle altre città democratiche. E’ simile anche la resistenza organizzata dalla popolazione. Gli agenti dell’ICE sono continuamente seguiti da gente con i fischietti, che avvisa della loro presenza.
Le operazioni degli agenti sono riprese dai cellulari. In molti quartieri di Portland, la città più popolosa del Maine, quella dove si concentrano più stranieri, vengono organizzati dei trasporti dei migranti, in modo che questi non girino per la strada, con il pericolo di essere arrestati. Molti immigrati restano nascosti a casa, non vanno al lavoro, non vanno al supermercato, non portano i figli a scuola. I loro vicini si organizzano per aiutarli. L’ICE ora dice che le sue operazioni in Maine sono sospese. Le testimonianze dei residenti sono diverse e sostengono che raid e arresti procedono a ritmo sostenuto.
Ancora una volta, comunque, Donald Trump mostra di perseguire una strategia repressiva e di assoggettamento di città e Stati governati dai democratici, In particolare, la governatrice del Maine, Janet Mills, ha avuto un diverbio pubblico con Trump, alla Casa Bianca, proprio sulla questione delle tutele agli immigrati. Il caso Maine comunque sta avendo effetti importanti sula politica americana. Una dei senatori dello Stato, Susan Collins, è una repubblicana moderata e spesso critica di Trump. Dice di essere intervenuta presso il Dipartimento alla Sicurezza interna, e che sarebbe stata lei a chiedere sospensione delle operazioni dell’ICE. La sua linea, critica di Trump ma mai davvero capace di rompere col presidente alla fine non ha convinto gli elettori del Maine, che alle prossime elezioni di midterm potrebbero non riconfermare Collins e scegliere una democratica. A quel punto, la già traballantissima maggioranza repubblicana al Senato rischierebbe di crollare, e i raid anti migranti sarebbero tra le ragioni principali.
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