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“Renzi mi ha detto: figurati se chiudo l’Unità sotto elezioni”

E’ una giornata decisiva per il destino de l’Unità, il giornale fondato da Antonio Gramsci.

Oggi si riuscice il Cda della società editrice, e si deciderà che strada prendere: quella della ricapitalizzazione, che salverebbe il giornale, o quella della liquidazione, che lo condannerebbe alla chiusura e porterebbe al licenziamento dei lavoratori.

Quando chiamiamo Sergio Staino, il Direttore, troviamo il suo numero occupato. Come si libera, lui ci racconta che stava parlado con Matteo Renzi. “Mi ha chiamato: era incazzatissimo perchè l’ho definito un cafone. Non mi sembra molto offensivo per uno come lui, si potrebbero usare parole più pesanti. Uno che promette e poi sparisce, voi come lo chiamereste? Non è un modo elegante di comportarsi”.

“Io non nascondo niente: Radio Popolare mi ha chiamato subito dopo Renzi, e io vi racconto quella conversazione. In piena trasparenza, poi i compagni giudicheranno”. Il segretario del PD, che oggi non ci sarà, mi ha detto che lui non prende ordini da me – ha raccontato Staino della telefonata con Renzi – e che lui deve vedere persone più importanti. Gli ho risposto che mi ha messo lui in questa situazione, e poi mi ha abbandonato”. Staino ha raccontato di avere i profili Facebook e Twitter pieni di insulti di chi gli dà del ‘venduto’ per aver accettato di dirigere un giornale che era diventato renzianissimo (“Ma Renzi mi disse che non voleva un giornale sdraiato sulle posizioni del Governo”). “Almeno ora mi danno del coglione, per aver creduto in Renzi…sempre meglio che venduto”, ha commentato Staino.

“Non so se ci sia un futuro per il nostro giornale – ha detto Staino, che non è molto ottimista sull’esito della riunone di Cda – Renzi mi ha detto ‘Ma figurati se chiudo l’Unità sotto elezioni!’ Ma non ha fatto nulla per salvarla”.

Ascolta l’intervista integrale a Sergio Staino di Lorenza Ghidini e Gianmarco Bachi

Sergio Staino

 

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    “Justice for Palestine” ovvero un milione di firme in un anno per dire non vogliamo più l’accordo di Associazione con Israele, almeno finché non ci sarà il pieno rispetto dei diritti dei palestinesi. L’iniziativa è promossa da European Left Alliance, all’interno della piattaforma per le petizioni di “iniziativa dei cittadini europei” che rendono poi obbligatoria la risposta della Commissione a una richiesta che raggiunga le firme. Perché l’Europa non ha preso alcuna posizione significativa nei confronti del governo israeliano, anzi, pur essendo con 42 miliardi anno il principale partner commerciale di Tel Aviv. “Siamo sia il più grande importatore che esportatore verso Israele, abbiamo una grande leva, la politica commerciale: dovremmo condizionarla al rispetto dei diritti umani come in realtà prevederebbe proprio l’accordo di associazione”, sottolinea Giorgio Marasà Responsabile Esteri di Sinistra Italiana che aderisce.

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