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Regeni, ora c’è una sentenza. Riconosciuti sequestro e tortura, ma non l’omicidio. I genitori: “Siamo soddisfatti”

28 settembre 2026|Redazione
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Tre condanne per il sequestro e le torture inflitte a Giulio Regeni, nessuna per l’omicidio del ricercatore ucciso al Cairo nel 2016. È quanto ha stabilito la sentenza della Prima Corte d’Assise di Roma. A tre dei quattro ufficiali dei servizi segreti egiziani imputati nel processo ha dato 10 anni di carcere. Si tratta di Ibrahim Sharif, Uhsam Helmi e Athar Kamel Ibrahim, tutti ritenuti responsabili del sequestro e delle feroci torture che hanno ucciso Giulio. Ma non del suo omicidio. Mentre il quarto Tariq Sabir, è stato assolto. Bisognerà aspettare le motivazioni per capire meglio la sentenza, ma è chiaro che i giudici non hanno ritenuto sufficienti le prove raccolte.

La procura aveva chiesto l’ergastolo per Sharif e per gli altri tre 17 anni di carcere. Oltre alla detenzione, i tre condannati dovranno risarcire la famiglia e lo Stato italiano, che era parte civile nel processo. Ai giornalisti, uscendo dall’aula, i genitori di Giulio dicono soltanto: “Siamo soddisfatti”. Durante la lettura della sentenza però la madre, Paola Deffendi, piange. È una “verità” ancora incompleta quella stabilita oggi e che la famiglia Regeni non ha mai smesso di chiedere, ma emerge un fatto: lo Stato egiziano ha una responsabilità nella morte di Giulio.

Alessandra Ballerini, legale della famiglia: “Ora anche il nostro governo dovrà prenderne atto, reclamare il risarcimento del danno come richiesto dall’avvocatura di Stato e rompere i rapporti con un Paese che lungi dall’essere sicuro, tortura, uccide anche i cittadini degli Stati cosiddetti amici”.

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