Referendum. La vera posta in gioco

L’ultimo mese di campagna referendaria non promette bene. L’impressione è che la Destra, piuttosto divisa e decisamente nervosa, possa lasciare dietro di sé macerie a ogni passo che farà verso la data del voto. Se anche vincerà il sì, dopo certe uscite clamorose non sarà facile per Meloni ricostruire un clima tranquillo verso le elezioni, per presentarsi come la Donna della stabilità. Se vincerà il no dobbiamo aspettarci reazioni scomposte e fughe in avanti verso nuove leggi di stampo illiberale, ad esempio una riforma elettorale disegnata per farli rivincere.
Il terreno prescelto per la battaglia finale, in questo mese, è quello che più si presta alla propaganda populista: l’immigrazione e la sicurezza, due questioni che da sempre la Destra dipinge come intrinsecamente collegate.
Il Governo – è il messaggio – fa di tutto per garantire sicurezza ai cittadini, ma i giudici si mettono di traverso. I centri in Albania? Sabotati dai magistrati. I violenti nei cortei? Mano troppo leggera, bisogna dargli tentato omicidio. Il poliziotto che ammazza il pusher marocchino? Con lui senza se e senza ma, anzi bisognerebbe dargli una scorciatoia nelle indagini. È l’ossessione dei governi populisti: fare tutto quel che vogliono su mandato degli elettori, senza che altre autorità esercitino alcun controllo. Ed è la vera posta in gioco.
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