Referendum, carnevale, filastrocche

La coincidenza tra carnevale e campagna per il Referendum suggerisce di prendere con spirito la situazione e approfittare dello scherzo per dire cose veritiere. Come Arlecchino.
Viva viva il carnevale
c’è campagna elettorale,
sora Giorgia, cranio scaltro,
ha problemi e parla d’altro.
Anni aspettano le cure
donne, anziani e creature?
«Separiamo le carriere
lo sognava il Cavaliere».
Chiudon fabbriche ogni giorno,
di lavoro ce n’è un corno?
«Sorteggiamo i Componenti,
distruggiamo le correnti».
Senza casa è il ceto medio,
povertà non ha rimedio?
«Due Consigli Superiori
scacceran tutti i malori!»
La bolletta costa cara,
far la spesa è cosa amara?
«Dai bei centri in Albania
i migranti mandan via!».
Viva viva il carnevale,
c’è campagna elettorale,
la Meloni, Colombina,
di bugie fa lezioncina
«Gli eletti sotto la legge?
Il diritto si corregge:
magistrati e tribunali,
son l’origine dei mali!».
Non riforma la Giustizia,
ch’al Palazzo vuol propizia;
la bilancia dei poteri,
che reggeva sino a ieri,
dal Governo è ribaltata;
maggioranza conquistata
col piemme al suo servizio
chi vuol lui porta in giudizio.
I processi duran anni
vuoti restano gli scanni
non assumon magistrati
hanno in uggia i carcerati:
questa sì è la situazione
a cui porre correzione!
Il referendum? L’espediente
per sviare tanta gente,
fare credere ai distratti
che ci son nemici e matti,
mentre son per loro cosa ria
libertà e democrazia.
Viva viva il carnevale
con campagna elettorale:
«Dove vai? Sono cipolle!»
così Giorgia affronta il Colle.
Con la maschera o anche senza
va svegliata la coscienza
che dei NO faccia valanga
e la destra al fin si franga!
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