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Salvini vince e va in crisi

Uno stridìo di unghie sui vetri sovrasta in queste ore il rumore di fondo della politica italiana.

E’ Matteo Salvini che cerca di tenere assieme quello che assieme non può stare. Il leghismo e l’Italia. La “sua” Lega lepenista e l’anima profonda del partito che non ha mai abbandonato il sogno di separare il Nord dal resto del Paese.

Il vecchio Umberto contro il giovane Matteo. Non c’è dubbio che il risultato dei referendum sull’autonomia di domenica in Lombardia e in Veneto sia una affermazione del primo sul secondo, una rivincita del fondatore del Carroccio che subì un licenziamento cui seguirono l’epurazione di tutto il gruppo dirigente e la trasformazione progressiva della Lega in partito nazionalista, finanche nei colori: basta verde, con Salvini Pontida si è tinta di blu, colore che fa tanto Front National e che va di moda tra le destre radicali europee.

In realtà, la vittoria ha messo in difficoltà Salvini, soprattutto per le dimensioni che ha assunto in Veneto e per lo strappo di Luca Zaia il quale ha subito chiesto lo statuto speciale per la sua regione.

Questa mattina il segretario leghista si è cimentato nell’esercizio dell’equibrista: “c’è una sola Lega che dà speranza a 60 milioni di italiani. Ci stanno chiamando per fare referendum anche al Sud, basta centralismo pur nell’ottica dell’unità nazionale”. Quando Salvini dice “c’è una sola Lega” sta cercando di stoppare Zaia e i leghisti veneti, che sono rimasti quelli del “leon che magna el teron”, altro che unità nazionale, e che adesso si sentono maggioranza a casa loro.

Lo ha supportato il presidente della regione Lombardia: Maroni ha attaccato il collega di Venezia per il suo radicalismo. Anche i leghisti lombardi, però, rimangono gli stessi che si infiammavano ai comizi di Bossi quando il Senatur urlava “basta tasse, basta Roma”. Salvini vorrebbe tenersi i soldi delle tasse e restare a Roma. I primi a ribellarsi potrebbero essere i militanti e gli elettori che ora vedono in Zaia una alternativa, un ritorno al passato che non hanno mai smesso di sognare.

  • Autore articolo
    Luigi Ambrosio
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    Il disco di debutto dei The Sophs è previsto per il prossimo 13 marzo ma la giovane formazione di Los Angeles sta già catturando l’attenzione di molti. Poco prima di partire per un tour che lì vedrà suonare in molti dei più grandi festival del 2026, due dei sei componenti della band sono passati ai microfoni di Volume per presentare l’album in uscita e suonare alcuni brani. Dalla nascita del progetto fino all’esperienza con la storica etichetta Rough Trade - “un sogno che si avvera”, spiega la band - abbiamo chiesto ai The Sophs anche il loro punto di vista, da statunitensi, sulla difficile situazione che il loro paese sta attraversando in questi giorni. “Ci vergogniamo del nostro governo, le persone in carica oggi non rappresentano in alcun modo i cittadini americani - spiega Ethan Ramon, prima di ricordare l’importanza del voto per supportare la propria comunità - “siamo tutti figli di immigrati, la cultura della diversità è la vera spina dorsale del nostro paese”. L'intervista di Elisa Graci e Dario Grande e il MiniLive dei The Sophs.

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    Michelangelo Canzi e Federica Cottini sono giovani e non hanno conosciuto la guerra sanguinosa che si è consumata nei Balcani, ma hanno condotto approfondite ricerche e fatto sopralluoghi per saperne di più. Ne è nato un testo, firmato da Federica Cottini che ne ha curato anche la regia e interpretato da Michelangelo Canzi, che si cala nei panni di una guida turistica che accompagna gli italiani nei luoghi della guerra in Bosnia. Un personaggio complesso, che restituisce i ricordi della sua gioventù trascorsa fra i combattimenti e i massacri con un lessico di grande attualità. Lo spettacolo è in scena al Teatro della Cooperativa di Milano e i due giovani artisti sono stati ospiti a Radio Popolare, di Il Suggeritore Night Live e di Cult, dialogando con Ira Rubini.

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    Pubblica di mercoledì 14/01/2026

    Come possiamo pensare di uscire da un lungo periodo di stagnazione dell’economia italiana, quando lo zero-virgola regna ancora incontrastato in alcune importanti statistiche italiane? Mi riferisco al dato pubblicato ieri dall’Istat nella “Nota sull’andamento dell’economia italiana”. A questo proposito l’Istat ci ha detto che nel terzo trimestre dell’anno scorso (tra luglio e settembre 2025) l’aumento del Pil italiano è stato dello….0,1% rispetto ai tre mesi precedenti (aprile-giugno 2025). Se guardiamo agli scambi commerciali con l’estero (import ed export) la crescita tra agosto e ottobre scorsi è stata dello 0,3% per le esportazioni e dello 0,2% per le importazioni. Nelle stesse ore in cui ieri l’Istat diffondeva i suoi dati nella nota congiunturale veniva pubblicato un altro documento – importante - di analisi della congiuntura: un report su lavoro e demografia redatto dal centro ricerche REF, autorevole centro di ricerche economiche milanese, diretto da Fedele de Novellis, ospite oggi a Pubblica.

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    Europa: basta partnership con Israele

    “Justice for Palestine” ovvero un milione di firme in un anno per dire non vogliamo più l’accordo di Associazione con Israele, almeno finché non ci sarà il pieno rispetto dei diritti dei palestinesi. L’iniziativa è promossa da European Left Alliance, all’interno della piattaforma per le petizioni di “iniziativa dei cittadini europei” che rendono poi obbligatoria la risposta della Commissione a una richiesta che raggiunga le firme. Perché l’Europa non ha preso alcuna posizione significativa nei confronti del governo israeliano, anzi, pur essendo con 42 miliardi anno il principale partner commerciale di Tel Aviv. “Siamo sia il più grande importatore che esportatore verso Israele, abbiamo una grande leva, la politica commerciale: dovremmo condizionarla al rispetto dei diritti umani come in realtà prevederebbe proprio l’accordo di associazione”, sottolinea Giorgio Marasà Responsabile Esteri di Sinistra Italiana che aderisce.

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