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Quando sembrava tutto perso, la musica ha fermato la deriva del trumpismo

04 novembre 2026|Claudio Agostoni
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Bad Bunny ANSA

Tutto iniziò al Superbowl di quest’anno quando Bud Bunny cantò le sue canzoni durante l’Halftime Show. Il cantante portoricano è stato il primo artista a esibirsi principalmente in spagnolo. Bastava questo ad innervosire Trump ed il testo di canzoni come “Lo que le pasò a Hawaij”, un brano di forte denuncia politica e sociale che mette a confronto la storia delle Hawaii e la situazione attuale di Porto Rico, fece il resto.
L’evento politicamente più importante fu “Power to the People”, una manifestazione di musica e impegno civile celebratasi nel Maryland lo scorso ottobre. Parte dei proventi dei biglietti e delle donazioni raccolte durante l’evento, a cui hanno partecipato – tra gli altri – Bruce Springsteen, Tom Morello, Foo Fighters, Joan Baez e Dave Matthews, venne destinata a organizzazioni no-profit come VoteRiders e HeadCount, impegnate nell’aiutare i cittadini a registrarsi per votare e a superare le barriere burocratiche elettorali.
Billie Eilish si è schierata contro l’amministrazione Trump definendo apertamente le politiche e la deriva autoritaria come forme di “fascismo”.
Eminem, noto per brani di forte contestazione politica come «Campaign Speech», nei suoi testi e nei suoi concerti ha più volte preso di mira il tycoon.
Taylor Swift, pur non facendo una campagna politica attiva, si è scontrata con Trump dopo che quest’ultimo aveva diffuso immagini alterate tramite intelligenza artificiale che la ritraevano mentre lo sosteneva.
Se la rapper Nicki Minaj, in un recente comizio in Michigan, ha ribadito il sostegno al presidente, ricevendo in cambio volgari apprezzamenti sul suo fondoschiena, contro Trump si sono schierati Tom Waits e Fiona Apple, Rihanna e Beyoncé.
Molti artisti hanno vietato a Donald Trump di usare la loro musica nei suoi comizi elettorali, e poiché il presidente americano è allergico alle leggi e ai regolamenti e ha usato canzoni per i suoi appuntamenti pubblici, Neil Young, quando è venuto a sapere che il tycoon aveva utilizzato il suo mitico brano “Rockin’ in the Free World” durante i suoi comizi elettorali, ha deciso di adottare l’unica legge a cui Trump è sensibile: quella del dollaro. Ha quindi chiesto un risarcimento di 10 milioni di dollari per la violazione del diritto d’autore e di un precedente accordo del 2020, quando aveva già accusato lo staff dell’allora presidente di usare la sua musica senza permesso.

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