Radio Popolare Home
sostienici

Inflazione, corruzione e guerre: gli Stati Uniti dicono no al vero volto del trumpismo

04 novembre 2026|Michele Migone
CONDIVIDI
Trump ANSA

Donald Trump l’aveva detto quarantasette volte nel corso della campagna elettorale: fate finta che sulla scheda ci sia il mio nome. Gli elettori lo hanno preso in parola. E hanno votato contro di lui. La notte del Midterm segna l’inizio della fine del Trumpismo, ma è ancora troppo presto per dire se la geografia politica e ideologica degli Stati Uniti sia cambiata in modo così profondo come i risultati in alcuni stati sembrano indicare. Una cosa è certa: Trump ha voluto un referendum su di lui e l’ha perso. Non solo perché il prezzo del gallone di benzina e l’inflazione sono aumentati dopo la guerra contro l’Iran. L’economia è stata probabilmente il fattore scatenante di questo voto, ma in senso più profondo. Tornato alla Casa Bianca come il campione dell’anti-establishment, promettendo una nuova Età dell’Oro e la fine di ogni guerra americana, Trump ha ingannato i suoi stessi elettori. Che in questi due anni hanno visto un presidente che ha usato il suo ruolo per arricchire lui e il suo clan e un livello di corruzione dentro il governo mai raggiunto nel recente passato. Un’oligarchia rapace che non ha guardato in faccia a nessuno, neppure a coloro che, eleggendola, l’avevano mandata al potere. Questo e la guerra all’Iran – che ha allontanato parte del mondo Maga – hanno determinato lo schiaffo dell’altra notte. Ma Trump ha tradito anche altri: i latinos, per esempio. In questo periodo non solo hanno visto la loro condizione materiale messa a repentaglio, ma hanno anche assistito a un’indiscriminata azione di espulsione dal paese di persone, amici e parenti, che da anni vivevano negli Stati Uniti. Il resto lo ha fatto la grande mobilitazione dell’elettorato democratico che ha aspettato questo appuntamento per dire no al corrotto progetto autoritario di Trump.

Segui Radio Popolare su