PubblicaPubblica di mercoledì 01/04/2026
A CURA DI:Raffaele Liguori
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Autonomia e indipendenza. Se n’è parlato tanto durante l’ultima campagna referendaria. Autonomia e indipendenza come principi fondamentali che appartengono alla magistratura. Di questo si è discusso, sostenendo che l’indipendenza dei magistrati è un pilastro della democrazia. Ma lo statuto dell’indipendenza è solo una questione di giudici e pubblici ministeri? Ovviamente no.
Proviamo a pensare soprattutto alla scienza, alla ricerca scientifica, la cui indipendenza viene sancita – se guardiamo al caso italiano – all’interno della costituzione: l’articolo 33 della costituzione italiana parla di arte e scienza libere, quindi non dipendenti. E allora, dopo tanti magistrati e giuristi che abbiamo ascoltato in questi ultimi due-tre mesi di campagna referendaria oggi tocca alla scienza parlare di indipendenza, della propria indipendenza. Pubblica
ha ospitato Teresa Numerico, professoressa associata di logica e filosofia della scienza. Tecnologia, big data, intelligenza artificiale, sono i suoi campi di ricerca. E’ docente di epistemologia dei nuovi media all'università di Roma Tre. Ospite anche Giovanni Dosi, professore emerito presso la Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa, economista. Le sue ricerche si sono concentrate su innovazione, sviluppo economico e organizzazione industriale. Dosi è membro dell’Accademia dei Lincei. La conversazione prende spunto da un articolo che Giovanni Dosi ha scritto per “Scienza in rete” un paio di settimane fa. Ha scritto il professor Dosi: «il controllo della magistratura e dell'accademia (oltre che della stampa, ma in Italia c'è poco che rimane da controllare…) è parte di un progetto di superamento dei sistemi autenticamente "liberal-democratici", fondati sui check-and-balance tra poteri dello Stato e sulle limitazioni al potere politico, anche quando eletto dal popolo (cioè da una maggioranza dei suoi votanti). Questo è uno zeitgeist forse ormai dominante dagli Stati Uniti all'Italia a Israele… per non parlare di posti come l'Argentina, dalle cui parti la costituzione democratica non è mai stata molto di casa».