

La stretta del governo sui minori, Lucchelli: "Non è vero che oggi non pagano. I ragazzi rispondono già delle loro azioni"
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La stretta del governo sui minori, Lucchelli: "Non è vero che oggi non pagano. I ragazzi rispondono già delle loro azioni"
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Redazione
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Il Consiglio dei ministri ha approvato una norma che rende imputabili i minori tra i 14 e i 18 anni, che si inserisce nell’ossessione securitaria del governo Meloni. Il ministro della Giustizia Nordio l’ha definita “il tassello finale di una serie di provvedimenti, a cominciare dal dl Caivano”, il cui significato politico è quello di “facilitare le indagini partendo dal presupposto che una persone di quell’età che commette il reato sia presumibilmente cosciente di ciò che sta facendo”. Giorgia Meloni, in un video sui social, l’ha sintetizzata così: “Chi sbaglia paga”. Stessa linea di Salvini, che ha rivendicato la paternità della legge “anti-maranza”, ribattezzata così dalla Lega. Ma che cosa cambia nel concreto e che effetti può avere una norma simile sui minorenni? Lo abbiamo chiesto all’avvocata Anna Lucchelli, che fa parte della segreteria dell'Unione nazionale camere minorili. “Non è vero che i minorenni oggi non pagano”, ha spiegato ai nostri microfoni. “Il processo minorile è molto responsabilizzante, molto più di quello degli adulti. Così si va a cancellare un processo di maturazione”. L'intervista di Chiara Manetti
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