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La sicurezza del governo: accanimento contro i giovani e più polizia
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Redazione
La criminalizzazione di alcune fasce giovanili è sempre stata utilizzata dalla politica italiana, ci spiega Gabriella Petti, docente di Sociologia giuridica all'Università di Genova: "Un allarme cioè sempre stato e la decretazione d’urgenza pure, perché è sempre sulla criminalità giovanile che si giocava la sicurezza dello Stato, nel tempo sono cambiate le classi sociali”. E anche nelle proposte ancora in discussione del governo con altri due provvedimenti sulla sicurezza per ulteriori inasprimenti e nuove pene, sembrano puntare il dito su precise categorie: le seconde generazioni, specialmente di origine araba, i migranti minori non accompagnati per cui si prospetta una “clandestinizzazione” e tutta la gioventù che abbiamo visto nelle piazze per la Palestina.
L'altro elemento preoccupante per la sociologa è "la preminenza delle misure poliziesche perché se puoi essere fermato per il giudizio di un agente e non per un giudice anche se hai 12-14 anni cominciamo a preoccuparci”. Per questo si può dire che “dietro ci sia anche la lotta tra il potere poliziesco amministrativo e quello giudiziario”. Il paradosso è che l’allarme sui casi di cronaca non corrisponde agli stessi dati del Ministero dell’Interno che ieri ha confermato la riduzione complessiva e specifica dei reati che dovrebbero essere oggetto dell’ennesimo pacchetto sicurezza. L'intervista di Cinzia Poli e Claudio Jampaglia.
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