

Franco Battiato. Storia di un uomo che non sopportava i cori russi e il free jazz punk inglese
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Franco Battiato. Storia di un uomo che non sopportava i cori russi e il free jazz punk inglese
A CURA DI:
Redazione
Quando proposero alla sceneggiatrice Monica Rametta di scrivere un film su Franco Battiato, la prima risposta fu “No”. Un personaggio come il cantautore catanese, apparentemente schivo e severo, profondo e attento alla poetica dei testi, scritti anche con l’aiuto del filosofo Manlio Sgalambro, sembrava un’operazione impossibile. Invece, dopo aver accettato la sfida, il film su Franco Battiato ha preso vita, con la regia precisa e scomposta di Renato De Maria e l’interpretazione camaleontica di Dario Aita. “Ho studiato tutto quello che si poteva trovare su Franco Battiato – spiega il regista –: i libri, le fotografie, i materiali di repertorio video per calarmi completamente nel suo modo di parlare, di camminare, di gestire lo spazio, la parola, il rapporto con gli altri, ho cercato di rubare tutto per essere rigorosissimo sia nei costumi che nella ricostruzione scenica”. La voce dell’attore prestata anche alle canzoni, da “Cerco un centro di gravità permanente” a “La Cura”, la fisicità e i movimenti quasi identici all’originale, la ricostruzione della Milano degli anni ‘70 e ‘80 con la scena musicale dell’epoca, i vezzi dell’artista decisamente anomalo e fuori dalle righe. Qualcosa sarà sicuramente romanzato, eppure la figura di Franco Battiato viene restituita in una complessità interessante che arricchisce il contenuto e l’esecuzione delle canzoni. L'intervista, di Barbara Sorrentini, al regista Renato De Maria e al protagonista Dario Aita su “Franco Battiato – Il lungo viaggio”.
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