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Primarie sì, primarie no: il centrosinistra guarda alle politiche con l’incognita della legge elettorale

26 marzo 2026|Anna Bredice
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primarie centrosinistra ANSA

Maggiori sono i problemi nella destra post referendum, più grande è la discussione nell’altro campo su come eventualmente presentarsi al voto. Il primo vero stop per Giorgia Meloni e anche i sondaggi che darebbero i partiti di opposizione in vantaggio, aprono scenari anche di possibile vittoria. È vero che tutti premettono che i 15 milioni di No arrivano anche dal centrodestra, ma sembra evidente che le politiche dell’anno prossimo sono contendibili. E quindi si è aperto il tema primarie. Ne parlano anche coloro che dicono di non volerle, ma parlandone in qualche modo rientrano nella partita.

È il caso di Silvia Salis, la sindaca di Genova: ha detto che non correrà alle eventuali primarie, ma parlando di sé ricorda di essere stata eletta con un ampio schieramento che va da Azione ad Avs. E questo è il valore aggiunto che manca al campo largo, chiuso nei confini tra Avs, Pd e Cinque Stelle, sul quale insiste la segretaria del Partito Democratico con il suo mantra “testardamente unitari”. Salis dice di non voler correre alle primarie, ma questo non vuol dire che non possa essere lei il nome che unisce tutti per andare a Palazzo Chigi. Sarebbero i cosiddetti federatori a cui Elly Schlein, in maniera decisa, ieri ha detto no, trovandosi d’accordo con Dario Franceschini secondo il quale il candidato deve essere uno dei leader dei partiti. Per il Pd, ha aggiunto, è Elly Schlein. Ma sempre Franceschini ieri era reduce anche da un incontro, pare casuale, con Silvia Salis.

La segretaria del Pd ha chiarito il percorso preferito, ma è ferma anche nel dire che bisogna prima attirare i tanti voti, soprattutto dei giovani, con un programma fatto di cose concrete, di risposte ai problemi, dai salari, alla salute e poi decidere i nomi. È l’onda da cavalcare per non perdere il contatto con la realtà delle persone più in difficoltà, il tema delle primarie invece li allontanerebbe, questo è il rischio. Ma dipenderà anche dalla legge elettorale, se obbligherà a indicare un nome, oppure di questa legge non se ne farà nulla, non solo per le perplessità nella destra, quanto perché potrebbe non regalare più una vittoria che Giorgia Meloni riteneva sicura.

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