Premio Sacharov alla CPI: schiaffo europeo a Trump (e a Putin)

Un riconoscimento sulla scia del Nobel per la Pace, assegnato quest’anno alla giurista sudafricana Navu Pillay. Nell’Epoca degli Imperi, della sistematica violazione del diritto, dei crimini di guerra e contro l’umanità, delle guerre genocidarie, con il Premio Sacharov, il Parlamento Europeo si erge a scudo (politico) della Corte Penale Internazionale, istituzione nel mirino degli Stati Uniti, di Israele e della Russia, di quei leader che se ne vorrebbero liberare perché perseguiti con mandati di cattura (Putin, Netanyahu) o di quelli, come Trump, che con le sue nuove guerre, temono di doverci fare i conti prima o poi. La motivazione ufficiale chiama in causa la Casa Bianca con le sue sanzioni contro la corte, ma la portata della scelta è più ampia. Con questo premio, il Parlamento di Bruxelles, rimarca la vocazione europea del rispetto del diritto internazionale in un momento storico in cui i confini cercano di essere cambiati con la forza, le politiche predatorie per accaparrarsi le risorse sfociano in conflitti armati, il destino delle popolazioni civili viene giocato al tavolo da Risiko di alcuni leader mondiali. L’assegnazione del premio alla CPI racconta molto di quale sia la visione dell’attuale momento dell’Unione Europea da parte dei suoi legislatori dei suoi legislatori. In fondo, i due organismi si trovano nella stessa situazione, circondati e attaccati dagli stessi leader – Trump e Putin – che vedono nelle due istituzioni un ostacolo ai loro progetti imperiali, portati avanti con la prepotenza delle armi e delle minacce.. Significativo anche il modo in cui si è arrivati all’assegnazione del premio. Hanno votato a favore Socialisti, Liberali, Verdi e Sinistra, mentre il PPE i Conservatori e i Riformisti hanno votato per il loro candidato, Tundu Lissu, avvocato e difensore dei diritti umani in Tanzania. È stata l’astensione dei Patrioti, del gruppo della Lega, Vannacci e Le Pen, che ha permesso ai progressisti di avere la maggioranza. Il socialista Antonio Costa, presidente del Consiglio Europeo, ha salutato il premio dicendo che non: “Non può esserci una pace duratura senza giustizia e responsabilità”.
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