La protesta degli studenti arriva nella capitale d’Europa. Il reportage da Bruxelles

Sono giorni di occupazioni, blocchi e picchetti nelle scuole di Bruxelles, con gli studenti che si stanno organizzando per portare avanti la lotta contro i tagli all’istruzione in corso in realtà da mesi e riemersa con forza dopo lo scoppio delle proteste in Francia.
Proprio l’esempio dei coetanei francesi ha dato nuova forza anche agli studenti belgi, che sabato scorso sono scesi in piazza per una grande manifestazione di protesta contro le politiche del governo di destra guidato da Bart De Wever. A spiegare a Radio Popolare le loro rivendicazioni è Mathias, portavoce e studente dell’ultimo anno della scuola superiore di Belle Arti di Bruxelles, durante l’occupazione pacifica della scuola, soffermandosi in particolare anche sulla questione delle violenze e degli scontri con la polizia durante le manifestazioni in Belgio e in tutta Europa: “Le nostre rivendicazioni specifiche riguardano il fatto che, per tutte le scuole di cultura, la retta annuale aumenterà del 300% – da 450 a 1194€ – che è un aumento enorme, con pochissimi aiuti. Per gli studenti stranieri extra-Ue la situazione è ancora peggiore, perché la retta salirà a 4.000 €, ed è insopportabile per noi assistere a tutto questo.
Più in generale, è tutto il contesto di precarietà degli studenti e dell’istruzione causata dalle politiche del governo Arizona. Ma in realtà c’è anche il “macronismo” in Francia, c’è Meloni in Italia, c’è Trump negli Stati Uniti: non fanno altro che portare la società verso la distruzione. Si parla sempre di chi distrugge le vetrine, i negozi, i cassonetti – ma in realtà i primi che distruggono tutto sono quelli in giacca e cravatta. È una distruzione organizzata che va avanti da decenni. Noi giovani ci stiamo mobilitando per dire che ne abbiamo abbastanza, per cercare di esprimere la nostra rabbia. E del resto questo non succede solo qui o in Francia, ma anche in Albania, dove i giovani si stanno ribellando, e in Italia con la giornata anti-Meloni. E poi, dove andremo a finire, lo vedremo.”
Dopo la protesta del 17 ottobre, un’altra grande manifestazione è stata convocata per sabato 24 a Bruxelles davanti alle istituzioni federali e regionali. I motivi della protesta però sono trasversali alla società belga e non riguardano solo gli studenti. Ed è per questo che si stanno intensificando le richieste dal basso per un grande sciopero generale, che i maggiori sindacati dovrebbero convocare a novembre: “Sarebbe fantastico se tutti condividessimo questa idea. Perché tutta questa rabbia non è legata solo all’istruzione e alle tasse universitarie. È una rabbia molto più profonda e riguarda la precarietà in generale, l’aumento della povertà e delle disuguaglianze. Sono tutte cose che oggi sentiamo in modo molto più forte e intenso. Trovo che in sempre più posti del mondo oggi i nostri cuori battano allo stesso ritmo. I problemi che le persone devono affrontare ogni giorno ci danno mille ragioni per ribellarci, e queste ragioni, in realtà, sono sempre più comuni. Sono sempre più condivise dai giovani di tutto il mondo. Abbiamo tantissime cose in comune, per cui ci sentiamo arrabbiati.
Bisognerebbe già cercare di creare il maggior numero possibile di legami e ponti con lavoratori e sindacati, per sostenere le rivendicazioni comuni e cogliere ogni opportunità per partecipare a tutto questo. Se domani la FGTB annuncerà uno sciopero generale, certo che lo faremo.”
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