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“Possiamo cambiare Milano”. Tommaso Goisis si candida e chiede le primarie del centrosinistra

23 giugno 2026|Redazione
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Tommaso Goisis, candidato sindaco alle primarie del centrosinistra a Milano

Rompe gli indugi Tommaso Goisis, esperto di politiche pubbliche di 36 anni e attivista civico, e con lui oltre 400 persone che sotto il sole cocente si sono ritrovate lunedì pomeriggio davanti alla scuola pubblica di piazza Sicilia per lanciare la candidatura di Goisis a sindaco di Milano attraverso le primarie del centrosinistra. Primarie che però ancora non ci sono, e chissà se mai si faranno. La decisione la prenderanno i partiti a settembre. A smorzare gli entusiasmi ieri ci ha pensato il sindaco di Milano Beppe Sala: “Se a settembre andiamo compatti su un nome e non ci perdiamo nel dibattito è tutto a nostra vantaggio”. A Sala ha replicato lo stesso Goisis in questa prima intervista fatta a Radio Popolare a margine dell’evento di lancio della sua candidatura: “Noi dovremmo discutere di più della città, non di meno. Evviva i dibattiti, evviva le discussioni, perché se non si ha paura i dibattiti migliorano le decisioni”. E ancora: “Voglio rendere Milano una città più giusta, aperta e vicina alle persone che vivono e lavorano qui. Una grande città deve saper orientare il mercato e influenzare le regole su piani diversi”.

Ascolta l’intervista completa di Roberto Maggioni e Luigi Ambrosio a Tommaso Goisis.

Come ci si sente a essere candidato a qualcosa che ancora non c’è, cioè alle primarie del centrosinistra milanese?

Questa sera in piazza Sicilia ci sono centinaia di persone alle quali si è riaccesa una luce negli occhi. Persone che, sentendo parlare di politica, candidature e primarie, hanno immaginato che una città diversa sia possibile se la costruiamo insieme. Noi confidiamo che le primarie si tengano, che vengano annunciate presto e che siano definite regole e tempi. Le primarie sono uno strumento per dare voce alla città e aprire una stagione nuova per Milano. Da questa piazza centinaia di persone hanno detto che ci sono e vogliono partecipare al destino della città.

Il sindaco Sala ha detto che sarebbe meglio arrivare a settembre con un nome condiviso da tutti, senza troppe discussioni. In sostanza, niente primarie. Cosa risponde?

Le discussioni sono una cosa meravigliosa quando si hanno idee da confrontare, perché permettono di migliorarle e di aprirle alla città. Le istituzioni e la città riguardano tutti noi. Dovremmo discutere di più della città, non di meno. Discutere di dove vogliamo andare. Le primarie, che chiamano a raccolta il popolo del centrosinistra, sono uno strumento straordinario per un confronto democratico, civile e rispettoso su quale idea di città ci rappresenti di più. Quindi viva i dibattiti e viva le discussioni perché, alla fine, se non si ha paura, migliorano le decisioni.

Perché avete scelto di partire proprio da piazza Sicilia?

Siamo qui davanti a una scuola pubblica perché è da qui che tutto comincia. Le scuole sono il luogo in cui possiamo rendere la società più giusta e rappresentano il punto di incontro tra istituzioni e cittadini. Partire dalle scuole, dagli spazi che le circondano e dai programmi educativi significa ridurre concretamente le disuguaglianze e migliorare la sicurezza sociale di chi vive a Milano.

Lei ha collaborato con le giunte milanesi tra il 2013 e il 2018. Poi ha lasciato la sua collaborazione con l’amministrazione Sala, perché?

Il mio lavoro è far accadere le cose nell’amministrazione pubblica, ed è anche per questo che mi candido a sindaco. Nel 2018 ho lasciato perché ho percepito chiaramente che la partecipazione veniva vissuta come un fastidio, come qualcosa che rallentava i processi anziché migliorarli. L’episodio che mi è rimasto più impresso riguarda un capannone in via Novara che sarebbe potuto diventare un cinema-teatro di quartiere. Si è invece scelto di venderlo a un privato e oggi diventerà un supermercato.

Il suo percorso si è sviluppato sia dentro le istituzioni, come esperto di politiche pubbliche, sia nell’attivismo civico, con l’associazione Sai Che puoi? E in diverse campagne, come quella per le piscine comunali. In che modo questa doppia esperienza può essere utile?

Cambiare una città è un esercizio molto difficile perché bisogna conoscere sia le istituzioni sia la città stessa. Da vent’anni mi occupo del cambiamento di Milano: prima come volontario in un doposcuola, poi nelle istituzioni e infine, negli ultimi cinque anni, attraverso l’attivismo sui temi della vivibilità, delle piscine pubbliche, della sicurezza stradale e degli eventi nei quartieri. Credo di essere pronto a governare Milano perché conosco cosa significa cambiarla dall’interno e dall’esterno, ma soprattutto perché voglio farlo insieme ai cittadini.

Che senso ha moltiplicare le candidature nell’area del centrosinistra? Non rischiate di disperdere voti?

Le primarie sono uno straordinario strumento per avvicinare le persone alla politica. Da mesi stiamo costruendo questo percorso collettivo e, tra le circa 500 persone coinvolte finora, 350 non avevano mai partecipato prima al dibattito sulle primarie. Il metodo che stiamo utilizzando serve ad allargare la partecipazione. Il nostro obiettivo è allargare la torta, non dividerla.

Milano è una città poco preparata ad affrontare le conseguenze della crisi climatica. Quali misure propone?

Noi abbiamo tre priorità strategiche nella campagna. La terza è essere una città pronta al futuro. I dati dell’IPCC ci dicono che, nello scenario attuale, le giornate estreme di calore nei prossimi vent’anni a Milano potrebbero raddoppiare. Noi dobbiamo fare tutto quello che è possibile per rendere Milano una città che, anche in giornate come queste, sia vivibile. Questo vuol dire rendere la città più fresca, vuol dire depavimentare, vuol dire piantare alberi e vuol dire anche, in un’ottica di adattamento emergenziale, lavorare sull’ombra della città. L’ombra urbana è una risorsa fondamentale. E ricordiamoci una cosa: noi parliamo spesso di spazio pubblico, ma lo spazio pubblico non è un orpello per i ricchi. Lo spazio pubblico serve a chi non ha i condizionatori nelle case. Uno spazio pubblico fresco ha una funzione straordinaria di riduzione delle disuguaglianze in momenti di crisi climatica.

Quali saranno altri temi concreti della sua campagna?

Ti faccio un esempio che parte dall’attualità. Ci concentreremo su ciò che il Comune può fare direttamente, ma sappiamo che sui grandi temi — costo della vita, abitare, reddito — il Comune da solo non basta. Ha però un potere importante: influenzare il dibattito pubblico e utilizzare il proprio peso politico nei confronti di Regione e Governo. Questo peso può essere impiegato non solo per organizzare grandi eventi come le Olimpiadi, ma anche per chiedere risorse e interventi sulla crisi abitativa. Useremo la voce del Comune per rappresentare chi oggi fatica a sostenere il costo della vita a Milano.

foto: Lucio Lazzara

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