L’Europa boccheggia. Temperature estreme, ma è la nuova normalità

Salgono a 15 da domani le città italiane contrassegnate da bollino rosso per il caldo estremo: l’ondata di alte temperature è dunque ancora in aumento. Un’ulteriore crescita è attesa per mercoledì. Le alte temperature riguardano in maggioranza il nord italia, perché la cupola dell’anticiclone è posizionata in questo momento su Francia e Germania. Ma tra le città da bollino rosso, per l’effetto combinato di cemento, auto e condizionatori, ce ne sono diverse anche al sud. Le temperature dovrebbero mantenersi ben al di sopra delle medie stagionali (anche di 10-15 gradi) ancora per alcuni giorni. Al climatologo e fisico del Cnr Antonello Pasini abbiamo chiesto quanto c’è di eccezionale in questo fenomeno, quanto incide il cambiamento climatico e quando il caldo potrebbe iniziare ad allentare la presa.
In queste ore il Paese più duramente colpito è la Francia, alle prese con una canicola decisamente fuori norma. Molte scuole oggi sono rimaste chiuse, mentre le chiamate al pronto soccorso sono aumentate del 40%. Domani l’allerta rossa riguarderà 54 dipartimenti, per un totale di quasi 40 milioni di persone. Le infrastrutture del Paese rivelano in queste ore tutta la propria inadeguatezza di fronte al cambiamento climatico.
di Francesco Giorgini
54 province su 100 in allarme rosso: non era mai successo. Una pioggia di record assoluti di temperatura, e siamo solo in giugno. Più di 1.300 scuole chiuse, più di 4.000 con orari ridotti; pochi, in realtà, sui 60.000 istituti scolastici del Paese. La stragrande maggioranza se la cava come può: chi con ventilatori in affitto, chi con la partecipazione di genitori volenterosi che aiutano a montare d’urgenza tende e tapparelle, chi semplicemente distribuendo bottigliette d’acqua e bombolette rinfrescanti.
Il Paese tenta di adattarsi come può con iniziative locali o associative, per non dire individuali: l’arte d’arrangiarsi della cosiddetta società civile, di fronte a quella che il quotidiano ‘Le Monde’ chiama, nel suo editoriale stamattina, un’impreparazione flagrante del governo, ma più in generale della politica e dello Stato. Dalle centrali nucleari in carenza d’acqua per il raffreddamento e i treni sospesi perché le rotaie si deformano oltre certe temperature, passando per ospedali e scuole che soffocano perché né costruite né attrezzate per affrontare la canicola, o ancora centri città troppo pietrificati e asfaltati e abitazioni mal isolate, a cominciare, guarda caso, dai quartieri popolari — perché il caldo è anche questione di classe. Se governare è prevedere, il rimosso (per usare un eufemismo analitico) è abissale, quando si ricorda che nell’ultima finanziaria il fondo verde per l’adattamento climatico dei comuni è stato diviso per tre, da 2 miliardi e mezzo a 800 milioni di euro.
“Bisogna politicizzare la canicola”, titola ‘Libération’ in prima pagina, perché questa canicola è definita già storica non perché è unica e anomala, ma perché ormai è ricorrente e prevedibile. La Francia è diventata un Paese del sud.
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