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Portare la famiglia da Gaza al Regno Unito non è urgente. L’assurda storia di Bassem Abudagga

La foto della famiglia di Bassem Abudagga, presa dai social

Molti di noi si sono, almeno una volta nella vita, scontrati con l’assurdità della burocrazia e la lentezza delle istituzioni in momenti stressanti in cui tutto ciò che avremmo voluto é che i processi necessari funzionassero velocemente. Ma nessuno di noi si é mai trovato nella situazione assurda e tragica in cui si trova Bassem Abudagga, un accademico palestinese che sta svolgendo un dottorato alla York St John University in Regno Unito. Per via della sua ricerca, Abudagga si trova appunto in Regno Unito, mentre la moglie e i suoi due figli piccoli, Talya e Karim, sono rimasti a Gaza. Una foto che circola online li mostra tutti insieme: Bassem e Marim, i genitori, guardano verso l’obiettivo con uno sguardo un po’ più serio, stanno sullo sfondo. Talya e Karim sono in primo piano, lui sorridente e lei con la classica espressione truffaldina dei bambini. Sembrano una qualsiasi famiglia felice. Abudagga ha iniziato il processo di immigrazione per riuscire a riunirsi con la sua famiglia e a far arrivare anche loro in Inghilterra. Dopo mesi di tentativi, l’Home Office, il Ministero britannico che si occupa di immigrazione, alla fine ha decretato che il caso dei familiari di Abudagga non fosse urgente. L’Home Office ha detto ad Abudagga che sua moglie si deve recare in un centro per la richiesta dei visti a Gaza per fornire le proprie impronte digitali. Peccato che di questi centri, dopo la guerra e i bombardamenti, non ne sia rimasto nemmeno uno. Abudagga è ovviamente arrabbiato. E convinto che l’Home Office sappia benissimo che non ci sono più centri per la richiesta dei visti a Gaza. Più di ogni altra cosa, è preoccupato per la sua famiglia, che vive in uno dei tanti campi profughi sparsi nella Striscia, in una tenda vicino al mare, dopo che la loro casa è stata distrutta durante la guerra. Abudagga aveva vinto una borsa di studio per venire in Regno Unito nel 2022. L’ultima volta che ha visto la sua famiglia è stata quattro settimane prima del 7 ottobre del 2023, quando è tornato in visita a Gaza. L’accademico ha detto al Guardian che sua moglie era disperata quando ha scoperto che la richiesta di visto era stata rifiutata. “Quando l’ho chiamata, continuava a ripetermi: “Sembra che non ci rivedremo mai più. Non fare altri tentativi per portarci nel Regno Unito perché sembra che il Regno Unito non ci accoglierà mai. Concentrati solo sui tuoi studi”, avrebbe detto la moglie ad Abudagga. L’Home Office, nel rifiutare la richiesta di Abudagga, ha anche detto che riteneva più utile che i figli rimanessero con la madre, visto che lui aveva specificato che nel lungo termine intendeva ritornare a Gaza. In sostanza, l’Home Office sembrava voler dire: che senso ha farli venire di qua, se poi tu te ne torni di là? Il caso di Abudagga è emblematico, e mostra la violenza che le istituzioni e la burocrazia infliggono sugli individui quando si rifiutano di uscire dagli schemi e di analizzare le questioni caso per caso. Negli ultimi anni in Regno Unito sono state molte le controversie riguardanti l’Home Office e l’immigrazione. Molti hanno sottolineato come le regole fossero sempre molto meno rigide per i rifugiati ucraini che per quelli provenienti da zone di guerra in Medio Oriente o in Africa. Molti europei a Londra hanno visto i propri visti ritardati o cancellati perché l’Home Office si dice intasato dalle troppe richieste. Avvocati ed esperti legali dicono che negli ultimi mesi l’Home Office ha inasprito ulteriormente le sue risposte nei confronti di richieste di asilo in risposta all’ascesa del partito di Nigel Farage, Reform UK, durissimo contro l’immigrazione. Ma il caso di Abudagga rappresenta forse la punta dell’iceberg: l’oppressione dell’empatia, uccisa dai cavilli e dalle carte. Ora che la sua storia ha ottenuto un minimo di attenzione mediatica in Regno Unito, si può solo sperare che l’Home Office senta la pressione e decida di rivedere la sua decisione. Ma chissà quanti casi come quello di Abudagga rimangono ancora, incompleti o con un bollo rosso sopra, nell’ombra.

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