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    Bergoglio, il Sinodo e i “family day”. Intervista con Iacopo Scaramuzzi.

    A cura di:

    Raffaele Liguori

    La Chiesa di Jorge Maria Bergoglio farà da sponda ai vari “Family Day” oppure sarà un argine alla protesta dei cattolici conservatori contro l'allargamento di diritti fondamentali agli omosessuali? Per capirlo bisognerà leggere le conclusioni del Sinodo sulla famiglia, la grande assise della Chiesa cattolica (oltre trecento tra cardinali, patriarchi, arcivescovi, vescovi e sacerdoti) convocata ai primi di ottobre dal Papa e che si chiuderà nel prossimo fine settimana. Ma in attesa delle conclusioni ufficiali si possono fare delle ipotesi. In questo ci aiuta il vaticanista Iacopo Scaramuzzi che è stato ospite oggi a Memos. «Credo – dice Scaramuzzi - che la Chiesa di Bergoglio non sarà a fianco, per usare un'immagine, del Family Day (FD). Un esempio: nel 2007 il cardinale Camillo Ruini, spalleggiato da Benedetto XVI, fu un protagonista del FD in piazza San Giovanni. Pochi mesi fa, invece, c'è stato un FD e monsignor Nunzio Galantino, segretario della Cei molto vicino a Papa Francesco, ha tolto l'adesione dei vescovi italiani a quella manifestazione. La differenza tra quanto accaduto nelle due date, 2007 e 2015, dà la sensazione di quanto la Chiesa di Bergoglio non intenda fare di questi temi una battaglia del proprio pontificato. Dico sempre che Papa Francesco non la pensa in modo significativamente diverso dai suoi predecessori su tematiche come aborto, omosessualità, contraccezione. La differenza è che mentre i suoi predecessori insistevano molto su questi temi, ne facevano il centro dottrinale, magisteriale del loro pontificato, Papa Francesco, invece, parla di immigrati di poveri di ecologia nove volte su dieci. Bisognerà vedere se il Papa avrà un seguito». Iacopo Scaramuzzi ha appena pubblicato un libro dal titolo: “Tango Vaticano. La Chiesa ai tempi di Francesco”. (Edizioni Dell'Asino).

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    Tutto scorre - 15-01-2026

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    Strage di Lampedusa: identificata la vittima 186

    Solo poche delle 368 vittime della strage di Lampedusa del 3 ottobre 2013 hanno un corpo e un nome, sia perché molti corpi non sono stati recuperati, sia perché solo di pochi c’è stato un prelievo del Dna e la faticosa ricerca del match con i parenti delle vittime che si sono rintracciate nel corso di questi anni. Ma il Comitato 3 Ottobre, organizzazione no profit fondata all'indomani del naufragio di Lampedusa, continua a lavorare con i familiari e con il Labanof, il Laboratorio di Antropologia e Odontologia Forense dell'Università degli Studi di Milano, per dare un nome a ciascuno di loro. “Chiediamo solo di recuperare i morti e raccogliere i campioni, quest’anno siamo riusciti a dare una risposta a 12 famiglie, ce ne sono altre 65 che hanno chiesto il nostro aiuto solo nell’ultimo mese”, ci spiega Tareke Brhane, Presidente Comitato 3 Ottobre, che chiede il riconoscimento di una Giornata della Memoria, da celebrare ogni 3 ottobre a livello europeo per onorare i migranti deceduti, così come le persone che hanno rischiato la propria vita per salvarli.

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    Presto Presto - Interviste e Analisi di giovedì 15/01/2026

    Giuseppe Acconcia, Docente di Storia Delle Relazioni Internazionali presso l’Università degli Studi di Milano analizza la ripercussione della violentissima repressione sulle manifestazioni iraniane e prova a delineare quale potrebbe essere la via d'uscita del regime e la tenuta delle proteste. Riccardo Noury, portavoce Amnesty Italia, presenta l’iniziativa di venerdì con Women Life Freedom for Peace and Justice sulla scalinata del Campidoglio per esprimere solidarietà alla popolazione iraniana. Il Ministro degli Interni ieri in Parlamento ha definito Hannoun, il presidente dell'Associazione di solidarietà con la Palestina in carcere con l'accusa di aver finanziato Hamas, capo di una cellula di Hamas in Italia, ma cosa dicono le carte della Procura di Genova? Ce lo spiega  Mario Di Vito, giornalista de il manifesto, che racconta come le accuse contro Hannoun arrivino da un'agenzia dell'intelligence israeliana senza possibilità di verifica e soprattutto senza prove (come dice la stessa agenzia). Tareke Brhan presidente del Comitato 3 Ottobre, organizzazione non profit fondata all'indomani del naufragio di Lampedusa del 3 ottobre 2013 in cui 368 persone persero la vita, ci racconta l'identificazione della vittima 186 del maxi naufragio,  un uomo, originario dell'Eritrea, sepolto al cimitero di Bompensiere nel Nisseno, che grazie all'equipe di Labanof dell'Università di Milano ha finalmente un nome.

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