Più lavoro, meno scuola. La riforma degli istituti tecnici smonta l’istruzione universale e li consegna alle imprese

Domani sciopero di Cgil e sindacati di base contro la riforma degli istituti tecnici, ulteriore tassello per smontare i principi costituzionali di istruzione pubblica e universale. Sparisce il biennio unitario, e entra da subito una quota oraria di flessibilità che la scuola potrà usare per aderire, testuale, alle esigenze formative delle imprese con tagli significativi alle ore di italiano, storia, geografia, lingue, materie tecniche, e l’aumento delle ore di alternanza scuola lavoro, che si concretizzerà in particolare nel quinto anno, quello del diploma. La stessa visione di fondo della cosiddetta filiera tecnologico-professionale, quella del 4+2, dove si studia un anno di meno e per acquisire un titolo di studio gli studenti dovranno pagarsi altri 2 anni formativi presso gli ITS, fondazioni private che, oltre ai normali docenti, avranno in cattedra dirigenti di aziende non formati per insegnare. Si fa così carta straccia del principio per cui ogni cittadino va prima di tutto formato, dotato di bagaglio culturale e critico, prima di scegliere la propria strada. “Come se un futuro operaio fosse solo una macchina da lavoro e non un soggetto propositivo, senza necessità di una cultura di base” sottolinea Grazia Maria Pastorino, della segreteria nazionale Flc-Cgil. La riforma dovrebbe chiudere il ciclo di Valditara che ha stravolto, appunto, prima i professionali, poi i licei, ma ha radici in continuità con le precedenti: da Gelmini alla Buona Scuola renziana, fino ai fondi del Pnrr impostato da Draghi. Riforme di chiaro impianto classista: impoverimento culturale di base e addestramento al lavoro in azienda, creando uno squilibrio tra formazione generale e professionale, alimentando le disuguaglianze future. Sulla riforma dei tecnici Cisl e Uil sono schierate col Governo, e nell’incontro di oggi hanno ottenuto la promessa di modifiche. Insegnanti, dirigenti e studenti, invece, domani saranno in piazza insieme in diverse città, con cortei a Roma, Milano, Napoli. La neonate rete degli istituti tecnici invita allo sciopero anche i licei, che non vengono toccati formalmente, sottolineando proprio l’impianto ideologico complessivo della riforma.
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